Uno fa tanto casino per andare a vedere un film e poi quando riesce ad andarci scopre che e’ una gran sòla.
Questo non significa certo che Manchester avesse cercato di dirmelo in anticipo boicottandomi tutti gli orari, no. Gli orari Manchester li ha boicottati perche’ doveva lasciare spazio alle commedie spegnicervello, come sempre.
Sono riuscita ad entrare con un biglietto da studenti acquistato grazie alla mia tessera sanitaria italiana. Si’, proprio lei. Ho voluto fare un esperimento. Volevo vedere se sarei stata abbastanza italiana – leggi: abbastanza faccia da culo, excuse my French as usual – da riuscire a fregarli.
Ci sono riuscita. Ovviamente.
Non che gli inglesi non freghino come e piu’ di noi italiani, ma noi italiani lo facciamo con stile. Il punto e’ che gli inglesi fregano tanto quanto noi, ma a differenza degli italiani i loro connazionali non imparano la lezione e perseverano nei loro errori. Sono proprio recidivi. Percio’ in Italia non vedrete mai le ceste colme di merce dopo la barriera delle casse come succede qui nello UK – cosa che mi sciocco’ non poco, sbarcata a Londra. In italia infatti abbiamo il tizio che ti insegue come un forsennato con la sua spillatrice, pur di sigillare (se proprio vogliamo chiamarlo “sigillare”) la busta criminale con le pinzette ed impedirti cosi’ di rubare tutto quello che trovi infilandocelo dentro. In Italia, prima di essere un cliente, sei sempre un potenziale ladro. Qui nello UK, invece, malgrado le perdite economiche dovute al taccheggio registrino ogni anno un numero a sette cifre, continuano a lasciare la merce alla merce’ di tutti.
La mia tessera sanitaria e’ stata quindi passata alla cassiera del cinema insieme alla tessera studentesca inglese della mia amica. Nessuna delle due schede e’ stata controllata, ma i due biglietti ridotti sono stati emessi lo stesso. Anzi, se proprio vogliamo essere sinceri abbiamo emesso un terzo biglietto studenti alle macchinette automatiche. Quelle, addirittura, nemmeno ti chiedono la tessera studentesca, ne’ lo fanno i tizi che, davanti all’ingresso alle sale, strappano i biglietti. “They never do”, non lo fanno mai, ha confermato il mio amico inglese, che pure avrebbe una valida tessera studentesca da sfoggiare. Nel classico spirito italiano ho trovato subito una giustificazione in grado di redimermi dall’aver usato la mia tessera sanitaria come tessera studentesca: se loro mi avessero permesso di andarci di mercoledi’ ad un orario normale, io avrei usato come sempre la mia regolare riduzione Orange.
Insomma, stasera ho imparato che la tessera sanitaria italiana puo’ tornare utile pure in Inghilterra. Ottimo. Per un film in cui l’unica performance degna di nota e’ stato il mento snodabile della Knightley, 4.80 pound sono stati pure troppi.
Il motivo per cui mi ero intestardita tanto ad andare a vedere questo film e’ che ho un interesse pacato per la psicanalisi sin da quando la studiai per la prima volta in quinto superiore. Se a questo ci aggiungiamo il fatto che da parecchio tempo ormai sono entrata in fissa con il corso di laurea in Psicologia Criminale (o Psicologia Investigativa, poco importa, da seguire qui nello UK o in Italia, il problema sara’ solo trovare il tempo), si capisce perche’ per ieri sera io avessi deciso di andare comunque al cinema, con o senza amici al seguito.
Prima di diventare una brillante psicologa infantile Sabina Spielrein era stata una paziente della clinica psichiatrica del dottor Jung. Picchiata dal padre, aveva sviluppato ossessioni e manie che l’avevano condotta al manicomio. E qui comincia la parte comica del film, perche’ la scucchia semovente della Knightley e’ qualcosa che non si puo’ proprio guardare. Mi chiedo quante volte abbiano dovuto interrompere il ciak per rimetterle a posto la mascella. Forse voleva essere un’interpretazione drammatica, ma l’unico risultato e’ che ci ha fatto schiantare a terra dalle risate.
Quando la Spielrein ricomincia finalmente a vivere una vita normale, si parte col sadomaso. C’e’ questo Fassbender (Jung) che con aria apatica e per niente convinta prende a frustate sulle chiappe la Knightley, che nella sceneggiatura originale doveva forse eccitarsi e che nella realta’ la sola espressione che riesce a tirare fuori e’ la stessa che abbiamo gia’ visto su Elizabeth Swann e su Georgiana Spencer e su Lady Ginevra quando sono upset. Insomma, se non fosse stato per la frusta sulle chiappe, la scena avrebbe potuto essere stata tirata fuori tanto da Pirati dei Caraibi quanto da Orgoglio e Pregiudizio. Unico personaggio degno di nota: il Freud di Viggo Mortensen. La classe non e’ acqua. Mortensen riesce a tenere la scena in un film che altrimenti farebbe solo pieta’ e compassione.
Il film introduce almeno cinque idee importanti (tra le quali ci sono la visione di Jung del voler riuscire a ridare una vita pseudo-normale ai suoi pazienti e l’idea che Freud ha della psicanalisi classica e la sua avversione alla parapsicologia, che e’ poi una delle ragioni che ha condotto alla rottura tra i due), ma alla fine non ne porta avanti neppure mezza. Se lo ha fatto, io non me ne sono accorta.
Il film e’ un polpettone incomprensibile della durata di quasi due ore. La scena piu’ bella sono state le nostre facce quando siamo arrivati al primo piano finale su uno Jung miserabile e derelitto e ci siamo chiesti, in una lingua o nell’altra: che diavolo abbiamo visto? 
L’unico metodo pericoloso in questo film e’ quello che il regista ha scelto per far secchi i propri spettatori. Il film e’ stato talmente movimentato che non avro’ bisogno neppure della solita camomilla, stasera. Credo che tanto Freud quanto Jung stiano girando come trottole nella tomba. Nella sua mediocrita’, mi era piaciuto molto di piu’ il film Prendimi l’Anima. Per lo meno aveva una trama. Quello di stasera non aveva una trama e, se pure aveva inteso non averne per mostrarci in compenso una storia attraverso dei concetti, beh, non ci e’ riuscito, perche’ di concetto alla fine non ne ha sviluppato neppure uno. Una presunzione un po’ forte il voler impacchettare il rapporto tra Freud e Jung e la loro ideologia in un’ora e quaranta di film e ancora piu’ pretenziosa e’ stata la fallita sicurezza del volerci far capire con questo film perche’ il filo conduttore verso la rovina del loro rapporto sia stata questa brillante psicologa russa.
Insomma, un bel 4.8 su dieci, come i pound che ho speso per andarlo a vedere.




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