Archive for ◊ gennaio, 2007 ◊

Author: Juana
• lunedì, gennaio 29th, 2007

Per par-condicio, pubblico cio’ che i wikipediani hanno replicato in risposta allla dissertazione da me scritta stamattina. Forse e’ solo un’impressione, ma credo abbiano peggiorato le cose, almeno dal mio punto di vista:

“Se ti fossi registrato con username e password nessuno ti avrebbe cancellato il post. si tende a rimuovere tutto cio che viene messo come anonimo. la prossima volta identificati e il post non sarà modificato.”

Interessante disquisizione. Dunque, stando a quanto scritto, solo chi e’ registrato ha speranze di non vedere toccato il proprio contributo. Tralasciando il fatto che cio’ non e’ assolutamente vero (gli articoli vengono cancellati indifferentemente, sia quelli degli utenti registrati che quelli degli utenti anonimi), seguendo questo criterio che fine fa la cosiddetta nomenclatura di “enciclopedia libera“? Non mi sembra che tra le regole di un Wiki sia prevista l’impossibilita’ a postare a meno che non ci si sia registrati. Ero certa che la cancellazione immotivata di un post fosse eseguita solo in caso di articoli offensivi, osceni, moralmente inaccettabili, fuori topic, etc. Se tutti possono contribuire (parole vostre), perche’ obbligatoriamente registrarsi per riuscirci?
Scusate, ma sono un attimo confusa.

Juana

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Author: Juana
• lunedì, gennaio 29th, 2007

E’ curioso di come l’enciclopedia “libera” per eccellenza, Wikipedia, si riveli di giorno in giorno, a conti fatti, un’enciclopedia-setta nella quale “pochissimi” (ovviamente, tenendo conto delle migliaia di utenti) scelti hanno davvero diritto di esprimersi e di aggiungere contenuti.
Quando misi su il mio Wiki sui manga, Mangapedia, scoppio’ una vera e propria discussione sui perche’ e i “percome” avevo scelto di portare avanti un progetto mio anziche’ collaborare nella sezione di quello gia’ esistente (Wikipedia).
Tralasciando tutto cio’ che fece da contorno a quell’acceso dibattito, io restai ferma nella mia posizione e portai avanti comunque la Mangapedia in maniera autonoma, badando poco alla partecipazione reale degli utenti ma ritenendomi comunque soddisfatta della mole di visite che prosegue incessante tutt’oggi.
Tornando a Wikipedia (attenzione, sto parlando della Wikipedia italiana, non di quella anglofona – li’ tutto questo non sarebbe mai successo), l’altro giorno mi sono ritrovata a cercare informazioni sulla mia citta’, San Benedetto del Tronto, e tra i vari link notai anche quello all’enciclopedia “libera”. Andai a leggere l’articolo (perche’, a differenza di alcune persone facenti parte del progetto concorrente, so riconoscere il valore di un contenuto laddove ce n’e'), lo trovai ben fatto ma con alcune piccole carenze/imprecisioni. Decisi di aggiornarlo, come teoricamente sarebbe previsto da un qualunque progetto Wiki, ma prima di farlo mi documentai sui vari siti dei comuni interessati per verificare se i miei dubbi fossero o meno fondati, e se potessi effettivamente procedere alla modifica delle informazioni. Appurato questo mi misi al lavoro e cambiai quelle poche cose rimaste inesplicate o sbagliate. Era sabato sera.
Domenica pomeriggio, puntuale come un orologio svizzero, e’ arrivato il ripristino della vecchia versione. Non di tutto, di una sola parte sulle tre che ero andata a toccare.
Non me ne meravigliai: quando sabato sera decisi di mettere mano ad un articolo sulla Wikipedia, sapevo con certezza che qualche “guru” della stessa, qualche “capo” o collaboratore stretto, sarebbe intervenuto a ri-modificare qualcosa. Perche’ non e’ la prima volta che accade, succede quotidianamente e in qualunque ramo affrontato all’interno dell’enciclopedia “libera”.
Ad ogni modo, il ripristino effettuato era errato: si classificava San Benedetto come “Riviera delle Palme” (e fin qui nulla di errato) ma vi si affiancavano anche le due citta’ di Grottammare e Cupra Marittima, che sono inglobate sotto un altro nome, “Perla dell’Adriatico”. Una verifica facilmente riscontrabile sul sito del comune di Grottammare stesso, nel quale si specifica che Grottammare fa inoltre capo alla “Riviera Picena delle Palme”. In altre parole, San Benedetto, Grottammare e Cupra sono sotto lo stesso ente turistico.
Ho cliccato di nuovo su quel fantastico quanto lesionante bottoncino “modifica”. Ho cambiato di nuovo la frase incriminata, e ho atteso. Nessuna modifica, a parte una correzione assolutamente lecita delle virgolette, che io avevo sbagliato a collocare.
Stamattina la versione dell’articolo su San Benedetto e’ cambiata di nuovo. E’ stato cancellato il mio riferimento alla “Perla dell’Adriatico” e specificato che queste tre citta’ fanno parte della stessa azienda di promozione turistica che reca il nome di “Riviera delle Palme”. Sull’articolo di Grottammare, invece, e’ stata ripristinata la versione sbagliata.
Inoltre, e’ stata riformulata la mia spiegazione sulla pista ciclabile.
Ora, alcune piccole considerazioni da fare su tutta la vicenda le ho. Non ho la pretesa di esigere che nessuno tocchi un articolo una volta che esso e’ stato creato, ma neppure che una modifica effettuata non trovi pace finche’ i “grandi capi” non l’hanno rimessa a posto come loro ritengono debba essere scritta.
Le ultime due modifiche rasentano l’assurdo. La prima, resta comunque imprecisa: ho lavorato per il Consorzio “Riviera delle Palme” (presso il quale ho avuto modo di riscontrare le informazioni fornite) e posso assicurare che tale nome resta vincolato alla sola citta’ di San Benedetto del Tronto. Se, poi, vogliamo parlare di enti turistici, allora e’ tutto un altro discorso. La seconda, invece, resta solo un modo arrogante e imperativo di mettere mano ad una perifrasi corretta, linguisticamente parlando (mi riferisco sia alla mia aggiunta, che alla frase scritta dall’autore iniziale).
La correzione effettuata sull’articolo di San Benedetto e’ stata da parte mia una semplice prova che ho voluto fare.
L’ultima.
Mi era gia’ accaduto a piu’ riprese, in passato, di vedere sparire, cancellare o distruggere articoli nozionisticamente corretti, e il caso di ieri non e’ che l’ultimo di una lunga serie.
Gli “esperti” wikipediani diedero alla Mangapedia del “progetto inutile”, lo considerarono un “bello spreco di risorse” e mi invitarono piu’ di una volta a collaborare con loro anziche’ ad un progetto ancora acerbo. La mia risposta, cari i miei paladini dell’enciclopedia “libera”, siete voi stessi a fornirvela: ammesso e non concesso che io decida di chiudere la Mangapedia (cosa che, vi assicuro, non accadra’ MAI), chi me lo farebbe fare a concentrare il mio lavoro all’interno del vostro progetto, per poi vederlo stravolgere, riformulare, correggere, riscrivere, e non fargli mai trovare pace, in una sequela infinita di arroganti rimaneggiamenti, alla stregua di una tela di Penelope?
Quello si’ che sarebbe uno “spreco di risorse” e una collaborazione inutile.
“Ha senso un progetto separato da Wikipedia?”.
Da “Wikipedia.IT” decisamente si.

Juana

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Author: Juana
• sabato, gennaio 27th, 2007

Sesso tra i banchi di scuola. E scoppia la polemica. Tralasciando qualsiasi considerazione personale sul fatto che la vicenda possa essere stata ingigantita un po’ troppo oppure no, passo subito al dunque.
C’e’ da apprezzare la fantasia dei giovani protagonisti, senza dubbio. Un modo sicuramente unico e singolare di movimentare una tediosa giornata di scuola e, perche’ no, rendere memorabile l’assemblea di classe, qualcosa da conservare negli “annali” dell’Istituto.
Ho frequentato l’I.T.C. “Capriotti” dal 1996 al 2001 e posso dire con sicurezza di non aver mai assistito a scene “strane”. Se, poi, queste scene “strane” si siano svolte nei bagni o negli spogliatoi della palestra, non e’ affar mio, il nostro e’ un mondo *quasi* libero. Ad essere sincera, la notizia in se’ mi ha fatto sorridere. Beninteso, sorridere non pensando alla gravita’ della situazione in se’, ma facendo dei paragoni con quelle che erano le assemblee di classe appena sei anni fa o, almeno, cosa erano li’ in quella scuola.
In cinque anni le assemblee concesse alla mia classe, la sezione A del liceo linguistico (so che sembra singolare un liceo all’interno di una ragioneria, ma e’ cosi’), si contano sulle dita di una sola mano. Magari una sola no, facciamo due. Per qualche criptico motivo gli insegnanti, alla nostra richiesta di assemblee, con noi erano sempre sfuggevoli e cosi’ si finiva per appropriarsi dell’ora del professore piu’ “accondiscendente”, l’ora di matematica. C’e’ anche da dire che la scelta non e’ che fosse poi cosi’ variegata: la nostra professoressa di italiano sarebbe morta di crepacuore al pensiero di privarsi anche solo di cinque minuti di lezione, molti altri docenti non nutrivano troppa stima in simili iniziative autogestite, altri ancora avevano talmente poche ore sul calendario scolastico da non poter proprio rinunciarvi, neppure volendolo.
Insomma, senza divagare troppo (alla fine, la vera risposta del perche’ non ci concedessero un numero legale di assemblee non la so neppure io), le poche assemblee che abbiamo fatto si sono sviluppate nella nullafacenza totale, e abbiamo approfittato dell’ora di “buco” per fare due chiacchiere, affrontare quel minimo di discorsi inerenti la classe, al massimo qualcuno prendeva le ordinazioni da riportare indietro dal distributore. Tutto qui. E credo che nelle sezioni parallele alla nostra la situazione fosse la stessa, almeno le sezioni dei “piani alti”.
A quattordici anni i ragazzi non sono certo ne’ degli ingenui, ne’ delle bambole di porcellana da tenere sotto una campana di vetro, e anche quelli rimasti coinvolti in questa “scomoda” vicenda sapevano cosa stesse accadendo e si rendevano conto della gravita’ della situazione, non credo siano stupidi. Ma immagino anche lo sgomento dei genitori (pur non essendo io un genitore), che hanno mandato i figli a scuola come ogni giorno e se li sono visti ritornare con i telefonini farciti di video o, nel caso del ristretto gruppo messosi in punizione, con le facce stralunate. Stralunate, non scioccate (come ho detto, a quell’eta’ sono ormai abbastanza “grandi” da capire e rendersi conto), stralunate perche’, in effetti, la storia ha dell’incredibile.
In tutto questo, e’ simpatico e fa sorridere (pur restando io ancora abbastanza alterata dalla mancata fornitura di risposte alla mia richiesta) il fatto che su Passado, il sito del quale ho parlato nel precedente post e che ancora non si e’ deciso a rimuovermi dai suoi elenchi, appaia ancora il mio nome accanto a quello del liceo frequentato. Ora, e’ paradossale che su un sito di incontri spicchi in primo piano, di questi giorni, il nome dell’ITC “Capriotti” accanto al mio… paradossale coincidenza. :-)
Ad ogni modo, tralasciando battutine e scherzi, poteva accadere ovunque, e’ accaduto li’, non per questo la si deve additare come una scuola in denigrazione. Non lo e’ mai stata e, spero, non lo e’ neppure oggi.

Author: Juana
• venerdì, gennaio 19th, 2007

Circa due anni fa notai in Internet un sito discretamente simpatico e interessante, nel quale era possibile, attraverso previa registrazione, finire negli annali virtuali del sito stesso e venire divisi per tipologia e nomi di scuole. Quel sito si chiamava “amiciriuniti.it”. Non ci vidi nulla di male, mi iscrissi. Diedi (a questo punto dico “per fortuna”) una casella di posta secondaria, i miei dati, e selezionai le scuole, il liceo e l’universita’ frequentati fino a quel momento. Non eravamo in molti ad essere iscritti, ma i dati erano abbastanza discreti (ad esempio, potevi si’ scrivere ad un’altra persona, ma attraverso un messaggio privato – ora non ricordo bene, ma mi sembra direttamente dal sito stesso, senza esporre cosi’ il proprio indirizzo e-mail) e, soprattutto, qualsiasi informazione sul tuo conto era stata fornita da te utente.
Qualche giorno fa vedo come primo risultato del mio nome e cognome un sito molto simile ad “amiciriuniti” ma chiamato in un altro modo, “Passado”. Insieme a questo, ho notato subito che c’era qualcosa che non andava nel mio utente: primo, ce ne erano due identici (con due date di registrazione diverse, una era la mia, la seconda non so tuttora di chi sia); secondo, nel mio utente reale era scomparsa l’universita’ frequentata, scomparse le scuole medie e lasciata la dicitura “tuttora frequentante” in tutte le altre. Ho dato un’occhiata in piu’ al sito, l’ho spolpato pagina dopo pagina e sono emersi i seguenti problemi (in alcuni casi sarebbe giusto chiamarli “illeciti”, ma per ora non ci sbilanciamo):

* I due utenti a nome “Juana Romandini” hanno confermato di essere stati creati da due persone diverse. Sebbene fossi certa di averne creato uno soltanto, nel dubbio ho comunque voluto controllare. La mia registrazione e’ quella del 4 novembre 2004, l’altra riporta la data del 6 maggio 2005. Questo secondo, falso utente non ha nulla all’interno della scheda, e’ un utente “vuoto”, che sembra essere stato creato appositamente per “far numero” all’interno del sito “passado.com”.

* Altri utenti “sdoppiati” risultano essere stati creati da due persone diverse. Uno dei due, infatti, e’ sempre completo e ricco di informazioni, il secondo invece e’ costituito sempre e solo dal semplice nome e cognome.

* Notate queste cose, ho deciso di disiscrivermi. Non ci sono riuscita. Mentre su “amiciriuniti.it” c’era un link, un indirizzo mail e anche una procedura ben precisa per sparire dagli archivi una volta stanchi di far parte della community, nel caso di Passado tutto questo e’ sparito. Anche all’interno della propria user-area non ci sono riferimenti su come cancellarsi definitivamente (ce ne e’ solo uno, e rimanda al form di REGISTRAZIONE, alias un utente fiducioso – e ingenuo – potrebbe inserire tutti i dati e, cliccando “join” entrare/aggiorarli/iscriversi anziche’ disiscriversi). Per ora, in mancanza di tale soluzione, io ho adottato la banale soluzione dello scrivere lettere a casaccio al posto dei miei nome e nick per camuffare.

* Su Passado ci sono numerosi link per l’aiuto agli utenti che rimandano a pagine che, presumibilmente, dovrebbero appunto aiutare gli utenti. Cliccando su “feedback” (in basso, sulla sinistra in piccolo) si apre una sorta di form, all’interno del quale e’ possibile scrivere il proprio messaggio e inviarlo con un click. Peccato, pero’, che poi sulla mail indicata arrivi un messaggio di errore che dichiara l’indirizzo “feedback@amiciriuniti.it” inesistente.
Procedendo con l’apertura delle pagine simili, si arriva ad “Aiuto”. Si apre una pagina nella quale ci sono tre link, tra cui “Contatti” il quale, presumibilmente, dovrebbe aprire un form simile al precedente o comunque fornire un indirizzo o un numero di telefono. Niente. Il link ci manda dritti dritti alla pagina di login/registrazione.
Come fare allora per ottenere un indirizzo e-mail valido con il quale contattarli? Mi sono posta questa domanda e, decisamente alterata, ho aperto TUTTI i link presenti nella home. La mia ricerca ha avuto successo. Al primo link in assoluto, quello “Chi siamo”, ho finalmente trovato cio’ che cercavo: “feedback@passado.it”, oltre all’indirizzo fisico della Passado in Gran Bretagna. Ho subito spedito un’e-mail. Ho atteso due settimane. Nessuna risposta. Il mio utente vero e quello falso sono ancora li’, in bella vista e, anzi, le pagine presenti su Google sono raddoppiate (le prime non sono piu’ raggiungibili – forse per riorganizzazione interna del sito – le seconde, quelle chiamate “profilo utente” esistono ancora). Ho riscritto di nuovo, poco fa. Ho il dubbio che nemmeno questa mia seconda e-mail ricevera’ un chiarimento.

Un servizio al quale mi ero iscritta per entrare a far parte di un elenco semplicissimo e’ diventato nel frattempo un sito nel quale la maggior parte degli utenti si reca per avere contatti e fissare degli incontri. Nulla da ridire su questo, ma credo sia giusto dare la possibilita’ di disiscriversi nel momento in cui (come nel mio caso) il sito non risponda piu’ alle caratteristiche/aspettative offerte al momento dell’iscrizione. Non biasimo il passaggio da una proprieta’ all’altra, ne’ il cambiamento di rotta deciso per quello che prima era un banale punto di incrocio tra vecchi compagni di scuola; tuttavia, mi permetto di avanzare le mie lamentele sulla scelta di “sdoppiarmi” a mia insaputa (a me come a decine di altre persone che magari non se ne saranno ancora rese conto), di negarmi qualunque spiegazione in proposito, nonche’ di proibirmi l’accesso al mio cosiddetto utente “fittizio”. Se fossi stata una qualunque Anna Rossi o Maria Bianchi (le Anna Rossi e Maria Bianchi non me ne vogliano per questo paragone), avrei anche potuto accettare la giustificazione dell’omonimia. Ma purtroppo, cari i miei gestori di Passado, dubito in Italia possano esserci molte altre “Juana Romandini” che hanno frequentato l’I.T.C. “Capriotti” a San Benedetto del Tronto fino al 2001, come nel caso dell’utente aggiuntivo da voi creato…

Juana

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