1 gennaio 2007, ore 16.05
Se avessi scelto di laurearmi in Sociologia e mi trovassi ora a decidere il titolo della mia tesi, senz’altro questa scelta ricadrebbe sul fenomeno che da alcuni mesi si sta diffondendo a macchia d’olio lungo la Riviera Adriatica delle mie parti (provincia di Ascoli Piceno – N.d.R.).
La scorsa estate e anche durante buona parte del precedente inverno molti locali, tra cui anche una famosa discoteca, scelsero di dedicare parte delle serate dei fine settimana a musica di tipo latino-americano. Quasi nessuno conosceva i passi di quei balli, in molti preferirono restarsene seduti sui divanetti a contemplare quei pochi coraggiosi che avevano avuto, invece, il coraggio di buttarsi malgrado le occhiate di rimprovero/scherno da parte di quanti quel coraggio non lo avevano trovato.
A distanza di pochi mesi e’ esplosa una vera e propria mania per questo tipo di balli: centinaia di persone piu’ o meno giovani hanno letteralmente preso d’assalto le scuole di ballo specifiche in quel ramo, per poter imparare tutti i passi e sfoggiare cosi’ quanto appreso nel corso della prossima stagione balneare.
In realta’ questo sfoggio di capacita’ c’e’ gia’ adesso, e ad avermi colpita e convinta a stendere una riflessione su tutto questo e’ stata la scena alla quale ho assistito ieri sera, 31 dicembre. Ero in un locale insieme ad altre persone, nessuna particolarmente ferrata nella danza, ma tutti ci siamo lanciati ugualmente in pista. Il Dj ha fatto del suo meglio per mettere a proprio agio quella minima parte di persone non piu’ giovanissime, tirando fuori pezzi storici del calibro di “Brazil”, “L’alli-galli” o “Gioca Jouer”. Dopo questi pilastri della musica disco degli Anni ’80, e’ seguita la richiesta di musica latino-americana. Io e il mio gruppo siamo rimasti ugualmente in pista e abbiamo azzardato qualche passo (premetto, del tutto inadatto e fuori tempo), ma siamo stati costretti a desistere dall’orda di persone lanciatasi nel mezzo e messasi a sfoggiare quanto appreso nel corso delle costosissime lezioni seguite fino a quel momento. Come in una cosca, si sono repentinamente separati gli “idonei” dai “non-idonei”, ovvero coloro che qualche passo lo sapevano da coloro che, come noi, erano totalmente all’asciutto in fatto di Salsa, Merengue e quanto altro. Qualche temerario ha cercato comunque di restare in pista, basandosi sulla concezione del divertimento e non dello sfoggio delle abilita’ (tra cui anche noi), ma in molti si sono ritirati, intimoriti dalla “bravura” delle altre coppie e dalle sporadiche occhiatacce inquisitorie di chi i passi li conosceva.
Fino a cinque minuti prima la pista era semideserta, nessuno era intervenuto per ballare la classica musica martellante da discoteca. Appena il tipo di melodia e’ cambiato, si sono lanciati in massa scatenandosi, studiandosi, adocchiandosi gli uni con gli altri per scoprire chi di loro fosse il piu’ bravo, e in tutto questo tenendo d’occhio i piedi per non commettere neppure il piu’ piccolo errore nei passi tanto faticosamente imparati.
Pensavo si andasse in discoteca e, in generale, a ballare principalmente per divertirsi, non credevo ci si dovesse buttare in pista solo se particolarmente ferrati in materia e solo se esperti in determinate tipologie di musica. Ma, forse, i tempi sono cambiati e io sono rimasta indietro, sono ancora della vecchia guardia.
E non intendo aggiornarmi.
Juana,

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