Archive for maggio 12th, 2007

Author:
• sabato, maggio 12th, 2007

Sabato, giorno di riposo. Sabato caldo e soleggiato, giorno di escursione.
Come (quasi) ogni fine settimana abbiamo preso la macchina e siamo partiti, stavolta con destinazione castelli di Rivalta e di San Secondo. Ormai i tour dei manieri prossimi a Parma li abbiamo terminati, ci restano soltanto quelli del piacentino. Strada totale da fare oggi all’andata, secondo i calcoli del TomTom, un’ora e cinquanta minuti. Una bella scarpinata, ok, ma niente di impossibile. A parte un piccolo dettaglio: di autostrada vera e propria ne avremmo dovuta percorrere soltanto per un’ora e mezza scarsa. Chi ha il TomTom o lo ha usato almeno una volta nella vita sa cosa implica questa affermazione.
Arrivati a destinazione in perfetto orario, abbiamo speso gli attimi successivi fermi nel parcheggio, intenti a rimettere lo stomaco al suo posto. Come previsto, infatti, i restanti venti minuti di viaggio si erano sviluppati in mezzo a mulattiere ai limiti del percorribile, ricche di curve e generose di buche.
Come dicevo sopra, appunto, chi usa il TomTom sa di cosa parlo.
Non conosco ne’ intuisco cosa avviene nella mente dei progettisti dell’azienda nel momento esatto in cui si mettono a tavolino e iniziano a lavorare sulla cartografia. Fatto sta che, per qualche ragione nota solo a loro, qualsiasi itinerario extraurbano venga dato in pasto al TomTom si finisce sempre col partecipare a un Camel Trophy nel mezzo di questa o quell’altra campagna. E a volte, se la citta’ ne elargisce, fa in modo di ritrovare l’unica mulattiera cittadina e di farti passare proprio in quella.
Vedete… c’e’ la strada segnalata dai cartelli stradali, la strada indicata dai navigatori comuni e poi c’e’ la famosa “strada TomTom”. Tracciati impercorribili perfino a bordo di un carro trainato da asini e spaziosi a sufficienza solo per la bicicletta di un bambino di cinque anni. Un lato positivo pero’ esiste: questi “imprevisti” di percorso ti permettono di incrociare paesini rustici e pittoreschi ignoti perfino a chi ci abita. Poco importa se per arrivare a questo tripudio di graziosita’ devi passare su strade larghe al massimo un metro e mezzo, rigorosamente a doppio senso, e se per percorrerle ti ritrovi davanti alla dolorosa scelta su quale fiancata delle due far transitare sulla banchina. Poco importa, dicevo: e’ piu’ breve.
Per risparmiare trecento metri il TomTom e’ capace di chiederti di trasformare la tua utilitaria in un Suv e importi di attraversare un torrente in piena. Esperienze vere, nulla di inventato: il torrente in questione ce lo ritrovammo io e il mio ragazzo a mezzo metro dal muso della nostra Golf, lo scorso anno, mentre eravamo alla disperata ricerca del borgo di Rossena. Per un pelo non ci finimmo dentro, sbuco’ all’improvviso sotto di noi, facendosi largo tra i resti di quello che un tempo doveva essere stato un ponticello in legno e che era evidentemente crollato. Fu una scena da film.
Riallacciandomi al discorso originario, stamattina siamo arrivati a Rivalta dopo aver percorso venti chilometri in mezzo al nulla su una stradina di tre centimetri piu’ larga della BMW, dieci chilometri in mezzo a paesini dimenticati da Dio e un altro paio di chilometri su una mulattiera distrutta.
Al ritorno, per qualche misterioso scherzo di cattivo gusto, anziche’ suggerirci di percorrere a ritroso l’ “itinerario del safarista suicida”, il TomTom ci ha invitati ad imboccare una statale larga, enorme, comoda e NUOVA. Non lo abbiamo spento e lanciato dal finestrino soltanto perche’ altrimenti non avremmo saputo come accidenti ritrovare l’autostrada.
Riguardo al castello di Rivalta, che dire, e’ interessante. Si, non trovo altro termine per definirlo. Tralascio le descrizioni di sensazioni provate/cose intraviste/foto compromettenti perche’ nessuno mi crederebbe e finirebbe col darmi della paranoica suggestionabile.
Il castello e’ rimasto cosi’ com’era in origine, complice la gestione ancora oggi dei padroni dell’epoca, la famiglia Landi. Imponente, cupo e opprimente da un lato, inquietante, ambiguo (e infestato?) dall’altro.
Adesso chiudo e mi godo la mia sauna gratuita. Chi lo dice che abitare in un appartamento all’ultimo piano, senza isolanti, senza condizionatore (ne’ possibilita’ di installarlo), completamente esposto, in mezzo a tonnellate di cemento e con una balconata sopra la testa non sia una comodita’? Mentre gli altri hanno “solo” 25 gradi, noi in casa ne abbiamo gia’ 28… prodigi dell’edilizia degli Anni ’60! E 28 gradi sono niente in confronto ai soliti 36 abbinati a un’umidita’ dell’80% che ci sono a luglio. Che bello, non vedo l’ora che arrivi l’estate!

Juana