Archive for ◊ luglio, 2007 ◊

Author: Juana
• lunedì, luglio 30th, 2007

Il Ciquibum e’ un servizio “gym-on-the-beach” che permette a chiunque di ballare sul bagnasciuga guidato gratuitamente da preparatissime ragazze armate di gonnellino blu, bandana e cuffiamicrofono. La musica e’ variegata, e puo’ andare dalla salsa all’hip-hop, tutto dipende da cosa hanno tra le mani “quelli dietro le quinte”, solitamente un’altra ragazza o un altro ragazzo addetti, appunto, alla gestione dello stereo e della cassa correlata.
Lungo le spiagge di San Benedetto e Porto D’Ascoli e’ possibile incontrare tre (o quattro?) “punti Ciquibum”, anche se ad essere sincera negli anni ne ho visti in funzione sempre e solo due: quello all’altezza dello stabilimento numero 20 e quello all’altezza dello stabilimento 40.
Durante la mia passeggiata mattutina lungo la riva del mare, il primo impatto musicale avviene con quello al numero 20. Tutte le mattine scorgo in lontananza la ressa di signore piu’ o meno in la’ con gli anni, piu’ o meno pingui, dimenarsi tra le onde a ritmo di musica. E tutte le mattine, puntualmente, mi ripeto le paroline magiche “ricorda, qualunque cosa tu veda NON devi ridere!”. Non e’ un modo previo di imporsi di non prendere in giro chi si sta semplicemente divertendo. La mia e’ ironia bonaria e del tutto conscia che personalmente neppure in capo al mondo mi lancerei in una simile impresa, vuoi per fatica, vuoi per calura, vuoi per disinteresse.
Qualche anno fa l’altro punto Ciquibum entro’ nel Guinness dei primati per il gruppo danzante nell’acqua piu’ numeroso, se non sbaglio arrivarono a riunirsi diverse centinaia di persone. Vidi le foto, una nuvola immane di braccia e gambe in procinto di ripetere chissa’ quale passo. Forse e’ proprio questo che tale attivita’ desta curiosita’ in chi, al contrario di me, non tira dritto e, anzi, si ferma a guardare: studiare come l’istruttrice dia un input (in questo caso il passo), a mo’ di telecomando, e di come i partecipanti-robot lo eseguano.
Stamattina, per mera curiosita’, ho osservato le espressioni stampate sulle facce del crocchio di gente che stavo superando, danzatori e non. Ebbene, quello che ho colto in esse e’ stato un misto tra divertimento (di chi danzava), timore (di chi danzava ma era in la’ con l’eta’ – e con le ossa fragili), vergogna (di chi era giovane e si rendeva perfettamente conto che, se visto, avrebbe potuto giocarsi la reputazione), ansia (di perfetti corpi palestrati desiderosi di fare tutto al meglio) e incredulita’ (di chi era fuori dal cerchio a guardare, senza capacitarsi di come vi si potesse entrare).
A volte, e temo lo facciano espressamente, le ragazze-guida intraprendono contorsioni per la loro audience over-60 ai limiti del 118. Chiedere a un manipolo di ultrasessantenni di toccarsi il ginocchio con il gomito non credo sia la scelta ottimale, soprattutto se il mare e’ mosso e tali ultrasessantenni hanno difficolta’ gia’ solo a restare in piedi in equilibrio. Ma il sorrisino mascherato dietro il microfono parla chiaro: il loro divertimento va oltre il semplice danzare e trascinarsi dietro quelle signore desiderose di tonificarsi. Non le biasimo: se io fossi al loro posto, molto probabilmente mi cimenterei in passi ai limiti delle fratture per il semplice gusto di vederle poi tentare di ripeterli. Forse e’ per questo che da ragazzina non ho mai fatto domanda per entrare nel corpo Ciquibum :-)

Juana

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Author: Juana
• martedì, luglio 24th, 2007

Oggi pomeriggio nel pieno centro di Ascoli Piceno pioveva cenere. La nevicata sta andando avanti, lenta e sporadica, ma perfettamente visibile grazie ai fari dell’auto o ai depositi grigiastri sui tergicristalli. La causa? L’incendio che da due giorni prosegue nella macchia intorno ad Acquasanta Terme. Fonti non ufficiali (il famoso passaparola, temo) bisbigliano si tratti di quattro chilometri di estensione, forse un po’ troppi per passare inosservati agli occhi delle telecamere dei vari tg nazionali, che hanno parlato “solo” di Abruzzo, Sardegna e Puglia, non di Marche. Di fatto, quanto grande sia l’estesione dell’incendio che sta soffocando Ascoli poco importa. La colonna di fumo, che dalle montagne nel tardo pomeriggio e’ arrivata fino alla costa, e’ piu’ che sufficiente. In casa mia, a poche centinaia di metri dalla spiaggia, i mobili sono coperti di frammenti bianchi, esattamente come le auto (anche qui) e i tetti. Fortunatamente, l’odore di caminetto bruciato avvertibile in tutti i quartieri della periferia ascolana qui al mare non e’ ancora arrivato, ma arrivera’, viaggiando per oltre quaranta chilometri esattamente come hanno fatto fumo e cenere.
In Sardegna come in Puglia pare si tratti di incendi di tipo doloso, e sembra rientri in tale categoria anche quello divampato nei picchi rocciosi dell’ascolano. Anche in questo caso non e’ importante sapere quale sia la verita’, e’ importante la realta’. Tornando indietro, verso casa, malgrado le immagini mandate a ripercussione in onda in tv (e malgrado i tre Canadair visti tuffarsi nelle acque del porto sambenedettese negli ultimi giorni), in trenta chilometri di strada fatti ho visto gente continuare tranquilla a lanciare le sue sigarette fuori dai finestrini e a farle piombare nella steppa, fu erba verdeggiante, ai margini della carreggiata. Poco piu’ in la’, le campagne secche e in attesa di essere coltivate. Poi ci meravigliamo se scoppiano gli incendi…

Juana

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Author: Juana
• lunedì, luglio 16th, 2007

Ore 7.30. Per aggiornarmi rapidamente sulle ultime novita’ frattanto che consumo la mia colazione mi sintonizzo sul canale 500, quello di Sky Tg24. Piu’ tardi accendero’ il computer e accedero’ al sito dell’Ansa, ma guardiamo intanto cosa dicono i due stremati giornalisti del canale “notizie no-stop”. Mi trovo sbattuto in faccia un vero e proprio bollettino di guerra. Non una guerra combattuta al fronte come quella raccontatami dai nonni, bensi’ una guerra combattuta in strada, in cui i protagonisti sono, ultimamente, sempre gli stessi: alcool, velocita’ e ore piccole. Cinque feriti a Roma, un diciottenne morto vicino Bari, una sedicenne investita nei pressi di Pinerolo. Le immagini proiettate sullo schermo sono sempre le stesse, e il risultato finale non cambia. Cosi’ come non cambia la domanda: possibile che non si possa fare nulla di concreto per risolvere la situazione?
Le forze dell’ordine non possono arrivare ovunque, dicono. Istruire dei civili per far loro svolgere soltanto quel tipo di mansione e’ cosi’ impossibile? Niente di equiparabile agli ausiliari del traffico, per carita’, quanto piuttosto individui responsabili della sicurezza stradale istruiti e pagati per mantenere l’ordine nelle strade. Chissa’, forse fattibile lo sarebbe anche, ma… c’e’ sempre un “ma” inspiegato che blocca qualunque iniziativa.
Se e’ vero che le forze dell’ordine sono spesso insufficienti, e’ altrettanto vero che e’ sempre piu’ difficile incontrarne nei posti giusti in qualunque momento. Il nuovo tratto di Statale 16 che va da San Benedetto del Tronto (AP) ad Alba Adriatica (TE) e’ da sempre una pista di Formula 1. Una strada composta da due sole corsie munita per la maggior parte di doppia striscia continua, nella quale e’ possibile assistere a delle vere e proprie acrobazie. Se va bene, ci si ritrova costretti a doversi fare da parte per consentire allo Schumacher di turno di sorpassarti; se va male, ci si ritrova costretti a doversi fare ancor piu’ da parte perche’ dal senso di marcia opposto c’e’ un altro Schumacher di turno che vuole sorpassare lo “sfigato” di turno. In totale, quattro file di auto su una strada capace di contenerne a malapena tre. Tutti lo sanno, la maggior parte e’ spaventata da questa realta’, nessuno fa niente per impedirla. E poi, se anche si facesse qualcosa, c’e’ sempre la famosa opzione “il compagno della cugina della zia del vicino di mio nonno” che permette di annullare o contestare qualunque multa. E, una volta ripulita la patente, si ricomincia con la gara.
Per risolvere il problema dell’alta velocita’ nella mia citta’, anziche’ assegnare la tutela delle strade alle pattuglie, si e’ preferito ricorrere ad un metodo ingegnoso, probabilmente segretamente concordato con carrozzieri e meccanici: i dossi in mattoncini. Alti anche mezzo metro nel punto centrale, assolutamente invisibili e mai segnalati, sono il suicidio di qualunque vettura, bassa o alta che sia. E, ovviamente, sono illegali. Per essere legali dovrebbero essere in ferro, dipinti con le classiche bande gialle e nere. Piccoli, rumorosi, ma a detta dei luminari comunali del tutto incapaci di frenare la folle corsa delle auto pirata, soprattutto nel tratto di via Manara che costeggia l’ospedale. Vero, verissimo, ma qual e’ il senso del distruggere i paraurti del 90% delle auto in transito su quella strada, far volare nel torrente Albula una meta’ dei motociclisti, e provocare tamponamenti a catena poco prima dei dossi stessi? La risposta alla domanda varia nella forma, ma il succo resta sempre il medesimo: la loro utilita’ non si discute. I pedoni sono tutelati e gli automobilisti, se procedono lentamente, non corrono rischi. Posso assicurare che, anche procedendo a 30 km/h, quelle montagne di mattoni risultano invisibili tanto di notte quanto di giorno. Di notte, perche’ spesso le luci sono inadeguate e, soprattutto, non si trovano sopra di esse; di giorno, perche’ sono cosi’ annerite da gomme e sporco da risultare un tutt’uno con l’asfalto.
Basterebbe ricorrere ad un classico occhio elettronico accompagnato da relativo semaforo per convincere gli automobilisti sopra le righe a rallentare. Se non lo fai, ricorda che sarai immortalato. Ah, no, gia’, non si puo’ fare per questioni di privacy. Ok. Un semaforo pedonale in punti critici per i pedoni come quello in zona Cerboni, allora? Ah, no, gia’, i residenti non vogliono. E, intanto, coloro che passano su quelle strisce continuano a perdere dieci anni di vita ad ogni attraversamento, per lo spavento. Poco importa se ci sono gli uffici INPS (e relativo via-vai di anziani), se c’e’ l’unico Nokia Point di zona (e relativo via-vai di auto bisognose di immettersi sulla statale), se e’ una zona residenziale discretamente affollata e quel piccolo imbocco e’ una delle poche vie di accesso alla Statale 16. Il semaforo non lo vogliono, e secondo la solita teoria de “il compagno della cugina della zia del vicino di mio nonno” nessuno fa nulla per risolvere il problema. Intanto che nessuno risolve il problema, auto e pedoni se ne restano anche cinque minuti fermi come babbei in attesa di passare, ben sapendo che li’ la concezione del rallentare o del fermarsi per aiutarli nell’impresa non esiste, e’ andata dimenticata negli anni o forse non e’ mai esistita.
Tornando ai Monte Everest anti-velocita’, ormai conosco a memoria i punti strategici in cui i nostri cari superiori in Comune hanno deciso di piazzarli e ho smesso di distruggere la macchina a ogni passaggio sopra i dossi. Resto comunque convinta che sia una soluzione patetica per arginare il problema, anzi. Oserei dire che e’ un modo manifesto di lavarsene le mani.
Tutti danno addosso ai giovani “perche’ corrono”. Peccato, pero’, che la maggior parte degli sgarri che mi vengono fatti in mezzo alla strada provengano di solito da persone che hanno superato da un po’ i quaranta, attaccate al volante come se fosse un timone e con una chiara espressione stampata in faccia (“se-non-ti-scansi-ti-passo-sopra”). In autostrada a volte arrivano addirittura a poggiarsi sul tuo paraurti posteriore. Poco importa se e’ pericoloso, se tu sei nei limiti (o, a volte, anche oltre per colpa loro) e devi necessariamente terminare il sorpasso per far loro strada: pressano, abbagliano, suonano. Per correre dove? Non si sa. Gli auguri coloriti in quei casi fioccano, ma non arrivano mai a destinazione.
E’ un vero peccato che la coscienza civica non si possa far assumere in compresse a mo’ di vaccino, altrimenti sarebbe stato sufficiente effettuare un richiamo di massa e obbligare le persone ad intraprendere la cura. Come parte spesso lesa, sarei stata ben felice di partecipare alla spesa elargendo donazioni generose.

Juana

Author: Juana
• venerdì, luglio 06th, 2007

Oggi, nella rubrica Italians e’ stato pubblicato un articolo che avevo scritto grazie all’idea regalatami da un piccione rosso, abituale frequentatore del mio balcone. No, non sto dando i numeri, suddetto piccione e’ famoso anche tra gli altri inquilini del palazzo (specie tra quelli dei primi piani che hanno le finestre sul retro e che, ogni tanto, ritrovano lui e i suoi amici a banchettare sulla tavola appena apparecchiata).
Come sempre la bozza originale dell’articolo era lunga almeno il doppio del prodotto finito. Pare, infatti, che io non possa fare a meno di scrivere a rotta di collo frasi su frasi, andando sempre (molto) oltre il limite di caratteri consentito. In questo caso, il loro numero prima del selvaggio taglia e sposta sforava gli ottomila…

“Animali. Ritenuti membri di un mondo a parte, con un’importanza inferiore rispetto a noi e, per questo, spesso considerati di un valore pari a quello di uno zerbino da mercato. Caro Beppe & Italians, questo spiacevole luogo comune nasce da un’ignoranza di base in materia: molte persone credono siano stupidi e, di conseguenza, non ne hanno cura. Non sono in pochi a relegare i propri pennuti in un garage dicendo che “hanno viveri e luce, basteranno”, oppure in un balcone, torrido d’estate e gelido d’inverno, giustificandosi con un “in natura non hanno né termosifoni, né condizionatori”. Grazie a Dio gente del genere non la ragiona allo stesso modo con i suoi simili, altrimenti saremmo circondati da violenze indirette su poveretti con difficoltà d’apprendimento. Gli animali non capiscono e non comunicano con noi in alcun modo. Sarà davvero così, oppure semplicemente comunicano solo con coloro che ritengono da accogliere nel loro piccolo mondo? Personalmente, do pieno appoggio a quest’ultima affermazione, sebbene conscia di poter venire etichettata come priva di qualche rotella o, nei casi più educati, come eccentrica. In seguito a episodi diversi ho dovuto ammettere a me stessa che gli animali, quando vogliono, ragionano con e come noi. La comunicazione palese che si è spesso instaurata tra me e gli esserini a quattro zampe, infatti, ad un certo punto non ha più potuto essere liquidata come coincidenza. Esiste. A supporto di questa tesi potrei parlare di come il mio criceto mi chiedeva la Nutella, potrei parlare dei tre pesciolini che per tutta un’estate mi tennero compagnia durante le mie nuotate, o di un orsetto russo che squittiva a ritmo di musica, ma sarebbe inutile: non aiuterebbe gli scettici a ricredersi, nè fortificherebbe il credo di coloro che sono d’accordo con me, perchè non ne hanno bisogno. Sarebbe però interessante poter fare finalmente qualcosa di concreto e far sentire le nostre voci. Basterebbe che i miscredenti ci mettessero un po’ d’impegno e iniziassero a rispettare noialtri (persone e animali), per i quali una vita in un guscio peloso resta comunque una vita. Magari cessare di giocare al tiro al bersaglio quando un cane, un gatto o un riccio attraversano la strada sarebbe un buon inizio.”

Juana