Oggi, nella rubrica Italians e’ stato pubblicato un articolo che avevo scritto grazie all’idea regalatami da un piccione rosso, abituale frequentatore del mio balcone. No, non sto dando i numeri, suddetto piccione e’ famoso anche tra gli altri inquilini del palazzo (specie tra quelli dei primi piani che hanno le finestre sul retro e che, ogni tanto, ritrovano lui e i suoi amici a banchettare sulla tavola appena apparecchiata).
Come sempre la bozza originale dell’articolo era lunga almeno il doppio del prodotto finito. Pare, infatti, che io non possa fare a meno di scrivere a rotta di collo frasi su frasi, andando sempre (molto) oltre il limite di caratteri consentito. In questo caso, il loro numero prima del selvaggio taglia e sposta sforava gli ottomila…
“Animali. Ritenuti membri di un mondo a parte, con un’importanza inferiore rispetto a noi e, per questo, spesso considerati di un valore pari a quello di uno zerbino da mercato. Caro Beppe & Italians, questo spiacevole luogo comune nasce da un’ignoranza di base in materia: molte persone credono siano stupidi e, di conseguenza, non ne hanno cura. Non sono in pochi a relegare i propri pennuti in un garage dicendo che “hanno viveri e luce, basteranno”, oppure in un balcone, torrido d’estate e gelido d’inverno, giustificandosi con un “in natura non hanno né termosifoni, né condizionatori”. Grazie a Dio gente del genere non la ragiona allo stesso modo con i suoi simili, altrimenti saremmo circondati da violenze indirette su poveretti con difficoltà d’apprendimento. Gli animali non capiscono e non comunicano con noi in alcun modo. Sarà davvero così, oppure semplicemente comunicano solo con coloro che ritengono da accogliere nel loro piccolo mondo? Personalmente, do pieno appoggio a quest’ultima affermazione, sebbene conscia di poter venire etichettata come priva di qualche rotella o, nei casi più educati, come eccentrica. In seguito a episodi diversi ho dovuto ammettere a me stessa che gli animali, quando vogliono, ragionano con e come noi. La comunicazione palese che si è spesso instaurata tra me e gli esserini a quattro zampe, infatti, ad un certo punto non ha più potuto essere liquidata come coincidenza. Esiste. A supporto di questa tesi potrei parlare di come il mio criceto mi chiedeva la Nutella, potrei parlare dei tre pesciolini che per tutta un’estate mi tennero compagnia durante le mie nuotate, o di un orsetto russo che squittiva a ritmo di musica, ma sarebbe inutile: non aiuterebbe gli scettici a ricredersi, nè fortificherebbe il credo di coloro che sono d’accordo con me, perchè non ne hanno bisogno. Sarebbe però interessante poter fare finalmente qualcosa di concreto e far sentire le nostre voci. Basterebbe che i miscredenti ci mettessero un po’ d’impegno e iniziassero a rispettare noialtri (persone e animali), per i quali una vita in un guscio peloso resta comunque una vita. Magari cessare di giocare al tiro al bersaglio quando un cane, un gatto o un riccio attraversano la strada sarebbe un buon inizio.”
Juana

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