Ore 7.30. Per aggiornarmi rapidamente sulle ultime novita’ frattanto che consumo la mia colazione mi sintonizzo sul canale 500, quello di Sky Tg24. Piu’ tardi accendero’ il computer e accedero’ al sito dell’Ansa, ma guardiamo intanto cosa dicono i due stremati giornalisti del canale “notizie no-stop”. Mi trovo sbattuto in faccia un vero e proprio bollettino di guerra. Non una guerra combattuta al fronte come quella raccontatami dai nonni, bensi’ una guerra combattuta in strada, in cui i protagonisti sono, ultimamente, sempre gli stessi: alcool, velocita’ e ore piccole. Cinque feriti a Roma, un diciottenne morto vicino Bari, una sedicenne investita nei pressi di Pinerolo. Le immagini proiettate sullo schermo sono sempre le stesse, e il risultato finale non cambia. Cosi’ come non cambia la domanda: possibile che non si possa fare nulla di concreto per risolvere la situazione?
Le forze dell’ordine non possono arrivare ovunque, dicono. Istruire dei civili per far loro svolgere soltanto quel tipo di mansione e’ cosi’ impossibile? Niente di equiparabile agli ausiliari del traffico, per carita’, quanto piuttosto individui responsabili della sicurezza stradale istruiti e pagati per mantenere l’ordine nelle strade. Chissa’, forse fattibile lo sarebbe anche, ma… c’e’ sempre un “ma” inspiegato che blocca qualunque iniziativa.
Se e’ vero che le forze dell’ordine sono spesso insufficienti, e’ altrettanto vero che e’ sempre piu’ difficile incontrarne nei posti giusti in qualunque momento. Il nuovo tratto di Statale 16 che va da San Benedetto del Tronto (AP) ad Alba Adriatica (TE) e’ da sempre una pista di Formula 1. Una strada composta da due sole corsie munita per la maggior parte di doppia striscia continua, nella quale e’ possibile assistere a delle vere e proprie acrobazie. Se va bene, ci si ritrova costretti a doversi fare da parte per consentire allo Schumacher di turno di sorpassarti; se va male, ci si ritrova costretti a doversi fare ancor piu’ da parte perche’ dal senso di marcia opposto c’e’ un altro Schumacher di turno che vuole sorpassare lo “sfigato†di turno. In totale, quattro file di auto su una strada capace di contenerne a malapena tre. Tutti lo sanno, la maggior parte e’ spaventata da questa realta’, nessuno fa niente per impedirla. E poi, se anche si facesse qualcosa, c’e’ sempre la famosa opzione “il compagno della cugina della zia del vicino di mio nonno” che permette di annullare o contestare qualunque multa. E, una volta ripulita la patente, si ricomincia con la gara.
Per risolvere il problema dell’alta velocita’ nella mia citta’, anziche’ assegnare la tutela delle strade alle pattuglie, si e’ preferito ricorrere ad un metodo ingegnoso, probabilmente segretamente concordato con carrozzieri e meccanici: i dossi in mattoncini. Alti anche mezzo metro nel punto centrale, assolutamente invisibili e mai segnalati, sono il suicidio di qualunque vettura, bassa o alta che sia. E, ovviamente, sono illegali. Per essere legali dovrebbero essere in ferro, dipinti con le classiche bande gialle e nere. Piccoli, rumorosi, ma a detta dei luminari comunali del tutto incapaci di frenare la folle corsa delle auto pirata, soprattutto nel tratto di via Manara che costeggia l’ospedale. Vero, verissimo, ma qual e’ il senso del distruggere i paraurti del 90% delle auto in transito su quella strada, far volare nel torrente Albula una meta’ dei motociclisti, e provocare tamponamenti a catena poco prima dei dossi stessi? La risposta alla domanda varia nella forma, ma il succo resta sempre il medesimo: la loro utilita’ non si discute. I pedoni sono tutelati e gli automobilisti, se procedono lentamente, non corrono rischi. Posso assicurare che, anche procedendo a 30 km/h, quelle montagne di mattoni risultano invisibili tanto di notte quanto di giorno. Di notte, perche’ spesso le luci sono inadeguate e, soprattutto, non si trovano sopra di esse; di giorno, perche’ sono cosi’ annerite da gomme e sporco da risultare un tutt’uno con l’asfalto.
Basterebbe ricorrere ad un classico occhio elettronico accompagnato da relativo semaforo per convincere gli automobilisti sopra le righe a rallentare. Se non lo fai, ricorda che sarai immortalato. Ah, no, gia’, non si puo’ fare per questioni di privacy. Ok. Un semaforo pedonale in punti critici per i pedoni come quello in zona Cerboni, allora? Ah, no, gia’, i residenti non vogliono. E, intanto, coloro che passano su quelle strisce continuano a perdere dieci anni di vita ad ogni attraversamento, per lo spavento. Poco importa se ci sono gli uffici INPS (e relativo via-vai di anziani), se c’e’ l’unico Nokia Point di zona (e relativo via-vai di auto bisognose di immettersi sulla statale), se e’ una zona residenziale discretamente affollata e quel piccolo imbocco e’ una delle poche vie di accesso alla Statale 16. Il semaforo non lo vogliono, e secondo la solita teoria de “il compagno della cugina della zia del vicino di mio nonno” nessuno fa nulla per risolvere il problema. Intanto che nessuno risolve il problema, auto e pedoni se ne restano anche cinque minuti fermi come babbei in attesa di passare, ben sapendo che li’ la concezione del rallentare o del fermarsi per aiutarli nell’impresa non esiste, e’ andata dimenticata negli anni o forse non e’ mai esistita.
Tornando ai Monte Everest anti-velocita’, ormai conosco a memoria i punti strategici in cui i nostri cari superiori in Comune hanno deciso di piazzarli e ho smesso di distruggere la macchina a ogni passaggio sopra i dossi. Resto comunque convinta che sia una soluzione patetica per arginare il problema, anzi. Oserei dire che e’ un modo manifesto di lavarsene le mani.
Tutti danno addosso ai giovani “perche’ corrono”. Peccato, pero’, che la maggior parte degli sgarri che mi vengono fatti in mezzo alla strada provengano di solito da persone che hanno superato da un po’ i quaranta, attaccate al volante come se fosse un timone e con una chiara espressione stampata in faccia (“se-non-ti-scansi-ti-passo-sopra”). In autostrada a volte arrivano addirittura a poggiarsi sul tuo paraurti posteriore. Poco importa se e’ pericoloso, se tu sei nei limiti (o, a volte, anche oltre per colpa loro) e devi necessariamente terminare il sorpasso per far loro strada: pressano, abbagliano, suonano. Per correre dove? Non si sa. Gli auguri coloriti in quei casi fioccano, ma non arrivano mai a destinazione.
E’ un vero peccato che la coscienza civica non si possa far assumere in compresse a mo’ di vaccino, altrimenti sarebbe stato sufficiente effettuare un richiamo di massa e obbligare le persone ad intraprendere la cura. Come parte spesso lesa, sarei stata ben felice di partecipare alla spesa elargendo donazioni generose.
Juana

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