Oggi pomeriggio nel pieno centro di Ascoli Piceno pioveva cenere. La nevicata sta andando avanti, lenta e sporadica, ma perfettamente visibile grazie ai fari dell’auto o ai depositi grigiastri sui tergicristalli. La causa? L’incendio che da due giorni prosegue nella macchia intorno ad Acquasanta Terme. Fonti non ufficiali (il famoso passaparola, temo) bisbigliano si tratti di quattro chilometri di estensione, forse un po’ troppi per passare inosservati agli occhi delle telecamere dei vari tg nazionali, che hanno parlato “solo” di Abruzzo, Sardegna e Puglia, non di Marche. Di fatto, quanto grande sia l’estesione dell’incendio che sta soffocando Ascoli poco importa. La colonna di fumo, che dalle montagne nel tardo pomeriggio e’ arrivata fino alla costa, e’ piu’ che sufficiente. In casa mia, a poche centinaia di metri dalla spiaggia, i mobili sono coperti di frammenti bianchi, esattamente come le auto (anche qui) e i tetti. Fortunatamente, l’odore di caminetto bruciato avvertibile in tutti i quartieri della periferia ascolana qui al mare non e’ ancora arrivato, ma arrivera’, viaggiando per oltre quaranta chilometri esattamente come hanno fatto fumo e cenere.
In Sardegna come in Puglia pare si tratti di incendi di tipo doloso, e sembra rientri in tale categoria anche quello divampato nei picchi rocciosi dell’ascolano. Anche in questo caso non e’ importante sapere quale sia la verita’, e’ importante la realta’. Tornando indietro, verso casa, malgrado le immagini mandate a ripercussione in onda in tv (e malgrado i tre Canadair visti tuffarsi nelle acque del porto sambenedettese negli ultimi giorni), in trenta chilometri di strada fatti ho visto gente continuare tranquilla a lanciare le sue sigarette fuori dai finestrini e a farle piombare nella steppa, fu erba verdeggiante, ai margini della carreggiata. Poco piu’ in la’, le campagne secche e in attesa di essere coltivate. Poi ci meravigliamo se scoppiano gli incendi…
Juana

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