Il Ciquibum e’ un servizio “gym-on-the-beach” che permette a chiunque di ballare sul bagnasciuga guidato gratuitamente da preparatissime ragazze armate di gonnellino blu, bandana e cuffiamicrofono. La musica e’ variegata, e puo’ andare dalla salsa all’hip-hop, tutto dipende da cosa hanno tra le mani “quelli dietro le quinte”, solitamente un’altra ragazza o un altro ragazzo addetti, appunto, alla gestione dello stereo e della cassa correlata.
Lungo le spiagge di San Benedetto e Porto D’Ascoli e’ possibile incontrare tre (o quattro?) “punti Ciquibum”, anche se ad essere sincera negli anni ne ho visti in funzione sempre e solo due: quello all’altezza dello stabilimento numero 20 e quello all’altezza dello stabilimento 40.
Durante la mia passeggiata mattutina lungo la riva del mare, il primo impatto musicale avviene con quello al numero 20. Tutte le mattine scorgo in lontananza la ressa di signore piu’ o meno in la’ con gli anni, piu’ o meno pingui, dimenarsi tra le onde a ritmo di musica. E tutte le mattine, puntualmente, mi ripeto le paroline magiche “ricorda, qualunque cosa tu veda NON devi ridere!”. Non e’ un modo previo di imporsi di non prendere in giro chi si sta semplicemente divertendo. La mia e’ ironia bonaria e del tutto conscia che personalmente neppure in capo al mondo mi lancerei in una simile impresa, vuoi per fatica, vuoi per calura, vuoi per disinteresse.
Qualche anno fa l’altro punto Ciquibum entro’ nel Guinness dei primati per il gruppo danzante nell’acqua piu’ numeroso, se non sbaglio arrivarono a riunirsi diverse centinaia di persone. Vidi le foto, una nuvola immane di braccia e gambe in procinto di ripetere chissa’ quale passo. Forse e’ proprio questo che tale attivita’ desta curiosita’ in chi, al contrario di me, non tira dritto e, anzi, si ferma a guardare: studiare come l’istruttrice dia un input (in questo caso il passo), a mo’ di telecomando, e di come i partecipanti-robot lo eseguano.
Stamattina, per mera curiosita’, ho osservato le espressioni stampate sulle facce del crocchio di gente che stavo superando, danzatori e non. Ebbene, quello che ho colto in esse e’ stato un misto tra divertimento (di chi danzava), timore (di chi danzava ma era in la’ con l’eta’ – e con le ossa fragili), vergogna (di chi era giovane e si rendeva perfettamente conto che, se visto, avrebbe potuto giocarsi la reputazione), ansia (di perfetti corpi palestrati desiderosi di fare tutto al meglio) e incredulita’ (di chi era fuori dal cerchio a guardare, senza capacitarsi di come vi si potesse entrare).
A volte, e temo lo facciano espressamente, le ragazze-guida intraprendono contorsioni per la loro audience over-60 ai limiti del 118. Chiedere a un manipolo di ultrasessantenni di toccarsi il ginocchio con il gomito non credo sia la scelta ottimale, soprattutto se il mare e’ mosso e tali ultrasessantenni hanno difficolta’ gia’ solo a restare in piedi in equilibrio. Ma il sorrisino mascherato dietro il microfono parla chiaro: il loro divertimento va oltre il semplice danzare e trascinarsi dietro quelle signore desiderose di tonificarsi. Non le biasimo: se io fossi al loro posto, molto probabilmente mi cimenterei in passi ai limiti delle fratture per il semplice gusto di vederle poi tentare di ripeterli. Forse e’ per questo che da ragazzina non ho mai fatto domanda per entrare nel corpo Ciquibum
Juana

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