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• lunedì, agosto 06th, 2007

Filosofia da bagnasciuga, parte II. Guardandomi intorno noto un incremento esponenziale di natiche al vento e, con esso, avverto il rigetto dei poveri Pan Di Stelle ingeriti a colazione. Si, perché tale numero, in crescita con l’avvicinarsi del Ferragosto e con l’aumento dei turisti, non è mai supportato da chi può permettersi di incrementare il numero stesso.
Vedendo donne non più giovani, in alcuni casi addirittura nonne, esporre in vetrina merce che farebbero bene a tenere nascosta in magazzino, ai due temerari del bagnasciuga, me e Stefano, è venuto da pensare: perché lo fanno? Gli specchi sono parte integrante delle case ormai da secoli, perché non se ne servono prima di scendere in spiaggia?
Perché lo fanno, ma a noi non lo daranno mai a vedere, e quelle matasse di cellulite al vento ne sono una prova. È come se tali donne fossero coscienti dell’instabilità strutturale delle loro parti basse ma, desiderose di ottenere apprezzamenti e consensi pur conscie di poter aspirare al massimo a qualche bontempone settantenne, sfoggiano quanto di peggio hanno da sfoggiare, con tutte le conseguenze del caso sugli stomaci del resto della spiaggia. A quel punto qualche consenso, sporadico, ultrasessantenne, arriva, e loro si sentono piacevolmente appagate anche se intimamente insoddisfatte di non aver raggiunto il target che si erano prefissate a casa mentre, davanti allo specchio, facevano della mutanda un perizoma improvvisato.
Come conseguenza di questo esibizionismo voluto arriva lo spirito di emulazione (“La mia chiappa è più bella della tua, perciò la sfoggio anch’io!”), che porta all’incremento esponenziale di deretani al vento di cui parlavo all’inizio. Immediatamente dopo lo spirito di emulazione c’è quello di competizione (“La mia chiappa è SENZ’ALTRO più bella della tua, e ora te lo dimostro!”). Scatta percio’ un ancheggiamento che vorrebbe essere provocante ma che come unico risultato provoca un ondeggiamento in perfetta sintonia degli stomaci di chi assiste, già messi a dura prova dalla semplice esposizione di quei concentrati di mancato Somatoline.
Alla luce di tutto, interviene in mio aiuto il matematico che c’è in Stefano, che si preoccupa di trasformare in teorema ciò che io ho spiegato con parole elementari:

Teorema:
La superficie posteriore del costume femminile è inversamente proporzionale alla quantità di cellulite presente nel posteriore di chi lo indossa.

Corollario 1:
Il numero di natiche scoperte presenti in una spiaggia è inversamente proporzionale al numero di persone che se lo possono permettere.

Corollario 2:
L’ampiezza dell’oscillazione delle natiche scoperte è direttamente proporzionale alla bruttezza delle natiche stesse (o inversamente proporzionale alla bellezza delle natiche stesse).

Naturalmente può esserci sempre l’anomalia: un culo scoperto ben fatto intervenuto a disturbare lo sfoggio dei colleghi distrutti fungerà da parafulmine e attirerà su di sé gli sguardi di quei trentenni che suddetti colleghi sfasciati hanno invano agognato di raggiungere, arrivando a slogarsi il femore a furia di oscillare.

Juana

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• domenica, agosto 05th, 2007

Filosofia da bagnasciuga (o matematica da bagnasciuga, a scelta). Quanto sia esatta la conclusione alla quale io e Stefano siamo giunti non lo so, ma sicuramente ci ha aiutati ad impegnare parte della nostra passeggiata mattutina.
Nella nostra zona, ma temo valga come risposta universale, si tende a dare una spiegazione generale ad un fenomeno particolare con la frase logora del “lo dice la gente”. La temuta “gente” diventa un’entità fisica, riconosciuta, valida e materiale al punto da suscitare timore (“la casa è in disordine, se venisse la gente…” oppure “se lo sapesse la gente!”). Negli anni ho provato più volte a chiedere delucidazioni sull’identità di questa utopica “gente”, e l’unica cosa che mi sia stata mai risposta alla domanda “Ma chi è questa gente, chi lo dice? Voglio dei nomi!” è stata un “Tutti! Tutti lo dicono!”. E all’ennesima domanda “Tutti chi?” è scaturita la risposta “Come sarebbe tutti chi? La gente!”. Dunque siamo di fronte a un processo ricorsivo!
Da quest’affermazione perentoria (o processo ricorsivo) è nata la riflessione di cui sopra. Secondo la risposta, l’elemento gente è un puntatore all’elemento tutti, e l’elemento tutti è un puntatore a gente, in un loop infinito. La risposta “tutti” o “la gente” non può essere considerata valida alla domanda “Chi?” e ha bisogno, per diventarlo, di essere dimostrata. Ma non può essere dimostrata. Perché? Perché “tutti” e “gente” implicitamente includono, stando alla risposta stessa, “tutto il mondo”. E, includendo tutto il mondo, per dimostrare tale presupposto bisognerebbe chiedere ad ogni singola persona del mondo cosa ne pensa dell’argomento che ha portato alla domanda originaria “Chi lo dice?”. Ora, in ogni singolo istante in cui venisse interrogata una particolare persona, nel mondo un’altra ne morirebbe e una ne nascerebbe, in un processo infinito. Alla luce di ciò, anche il processo di richiesta delle opinioni de “la gente” diventa infinito e, perciò, indimostrabile. Poiche’ non si può dimostrare che tutti lo dicono, questo vuol dire anche che nessuno lo dice. Ma anche nessuno non esiste, perché secondo il processo precedente il mondo è popolato e, chiedendo alla gente, potremmo teoricamente trovare qualcuno d’accordo con l’argomentazione principale.
In conclusione, quindi, la risposta “lo dice la gente” non è valida.
Oggi è una giornata ventosa e fredda, ma forse il sole che sta picchiando sulla sdraio sulla quale sono seduta ha fatto il suo effetto, altrimenti non mi sarebbe mai venuto in mente di scrivere questa lunga manipolazione mentale… credo.

Juana