“Andiamo, raga’, dai, che in centro forse e’ gia’ cominciato il casino!â€
Queste le parole udite sotto casa mia ieri sera alle 23.30. Tre ragazze, fresche di patente e dal pesante accento dell’entroterra, si eiettano fuori da una Panda scassata e saltellano tutte eccitate, frementi di raggiungere il centro cittadino. Dove il succitato “casino†e’, a loro giudizio, gia’ iniziato. Avranno dovuto correre parecchio, casa mia e’ tutto fuorche’ in pieno centro. Eppure, malgrado cio’, hanno dovuto ritenersi fortunate: di parcheggi, qui sotto dove abbondano sempre, non ce ne era piu’ neppure uno. Prodigi della notte bianca, che importuna col suo caos anche chi ha la fortuna di essere fuori dall’anello di fuoco entro cui il “casino†ha luogo. Negozi aperti tutta la notte, musica, sfilate, giochi pirotecnici, stand che serviranno cibi rasenti lo scadente fino a notte fonda. E un calpestio onnipresente di migliaia e migliaia di piedi, appartenenti a persone pressate le une sulle altre. Di citta’ diverse, di eta’ diverse, ma tutte con lo stesso, identico sorriso estasiato incollato sulla bocca e un inquietante, surreale brillio nelle pupille: sono alla notte bianca!
Fortuna e disperazione dei commercianti, che vedono i profitti lievitare quel poco a scapito di una notte passata interamente in negozio, e’ l’Evento, con la E maiuscola. Non l’evento dell’estate. L’Evento, forse dell’anno per alcuni, nemmeno troppo pochi. Atteso, chiacchierato, criticato, lodato, rielaborato, l’Evento e’ sulla bocca di tutti gia’ dalle due settimane che lo precedono. Accogliente come un abbraccio materno, per coloro che lo attendono trepidanti l’Evento sa essere il calderone nel quale tutte le noie e le insensatezze della vita quotidiana possono sciogliersi. Per una notte, certo, ma per una notte molto lunga. Una serata magica, che inizia all’ora in cui presumibilmente le serate magiche, come nelle favole, finiscono: mezzanotte. Una serata durante la quale un mare di corpi sguscia per le strade, in cui occhi bramosi cercano di assaporare ogni singolo, piccolo aspetto dell’Evento. E se, per via della calca, non dovessero riuscirci… giu’ di spintoni.
Strade solitamente poco affollate si trasformano in piscine asciutte, piscine in cui vengono raccolti i corpi dei partecipanti e in cui l’ondeggiare dell’acqua e’ sostituito dal flusso delle persone. Musica a perdita d’orecchio, spettacoli ad ogni angolo, strade decorate e vetrine illuminate a giorno. C’e’ da perdere la testa. Per una notte, si vuole perdere la testa. Perche’ se la testa se ne va, trascina via con se’ anche tutto cio’ che la appesantisce, che la impensierisce. Se la testa se ne va, la partecipazione all’Evento ha successo e lo scopo e’ raggiunto.
La notte bianca a San Benedetto sembra rivestire un ruolo facile da scovare per chi riesce a vederla per cio’ che e’: una via di fuga. In quegli occhi accesi e in quei sorrisi beoti si puo’ leggere tutta la disperazione di una condizione: prigionia. Si rifugge dalla vuotezza, la noia viene allontanata, la piccolezza accantonata. Per qualche ora, non e’ peccato privarsene. E chi, invece, ha ben piu’ della preoccupazione di un abitino firmato o di un cellulare all’ultimo grido in testa, non riesce ad immergersi nel calderone dell’Evento e ne fugge, preferendo restare in compagnia dei suoi quattro guai, a contatto con la realta’. In attesa della mattina seguente, del momento in cui le migliaia di fuggiaschi torneranno dove i realisti sono sempre rimasti.
Torneranno a casa sfatti, stanchi, barcollanti, alcuni ubriachi, ma felici. Per loro, il risveglio sara’ traumatico.
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• domenica, agosto 03rd, 2008
Category: People, Societa'
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