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Author: Juana
• domenica, settembre 21st, 2008


Ore 8 di una domenica mattina. Dalle finestre aperte entra l’aria umida e odorosa della campagna, accompagnata da qualche fiotto di sole. Silenzio intorno, non si sentira’ volare una mosca per almeno un’altra ora. Al massimo, alla mezz’ora si animeranno le solite campane. Silenzio, ma un po’ troppo. Di solito le tortore, i fagiani e i passerotti fanno un gran macello. Poi ricordo. Oggi si puo’ tornare a praticare lo “sport” della caccia. Se pure non lo avessi sentito in tv, non sarebbe potuto sfuggirmi: a cadenza regolare, i colpi arrivano fin qui. 150 metri sono niente quando c’e’ il niente intorno, e per quel che ne so io potrebbero originarsi anche ad un chilometro o due da qui.
Di fronte all’argomento “caccia” si puo’ essere con o si puo’ essere contro, non esistono posizioni intermedie. Io sono decisamente contro. In un mondo in cui le macellerie sono un vero e proprio supermercato della carne e in cui tagli, bestie e prezzi diversi abbondano, imbracciare un fucile per raccattare qualche sparuto uccelletto suona di sadismo. Anche perche’, a meno di non incappare in un volatile bello grosso, c’e’ poi poco da sgranocchiare. Una volta ho visto una persona pretendere di fare cena con dei passerotti. Ne mangio’ otto, per poi alzarsi da tavola con una fame boia. Intanto, pero’, in quel piatto c’erano state otto vite. Una mucca, almeno, sfama un condominio.
Se il bisogno di sparare con un fucile e’ tanto pressante, perche’ non ricorrere al classico tiro al piattello? Forse perche’, dopotutto, con un piattello volante e lanciato da un macchinario non c’e’ soddisfazione. Non si assapora affatto quel dolce gusto di onnipotenza che si prova quando un animale ti sfila davanti e sei tu a decidere della sua morte.