Ho scoperto i Coldplay soltanto di recente. Non che non avessi mai ascoltato i loro pezzi piu’ famosi – The Scientist, Fix you, Talk, etc. Semplicemente, non mi ero mai presa il disturbo di ascoltarne gli album.
Poi un annetto fa mi feci prestare Parachutes e X&Y.
Ammetto che il primo ascolto non fu dei piu’ entusiasmanti. Non riuscivo a mantenere la concentrazione, percepivo quella musica come un mero ammasso di rumori, a tratti troppo cantilenante. Niente di piu’ sbagliato: dovevo solo spegnere l’orecchio dalla modalita’ musica commerciale e accenderlo nella modalita’ musica e basta. Funziono’. Inoltre, grazie al mio impormi di buttare via tutte le canzoni stagionali ascoltate fino a quel momento, tornai ad apprezzare molti altri cd rimasti troppo a lungo ad ammuffire sullo scaffale. Le mie orecchie ripresero confidenza con Pink Floyd, Queen, Bee Gees, Battisti e tutti gli altri, mettendo definitvamente da parte quell’ammasso di musica usa e getta ascoltata in precedenza.
Per tornare ai Coldplay e al loro Viva la Vida, dalla sua uscita l’ho ascoltato non so piu’ quante volte. La canzone che preferisco? Viva la Vida, risponderei, se non avessero scelto di infilarla in tutte le stazioni radio del mondo. Quindi, accantonando quella, sceglierei sia Life in technicolor che Lovers in Japan. La prima perche’, ascoltandola, non posso fare a meno di evocare immagini di isolate e selvagge terre americane – un po’ il classico panorama visibile sulla strada per Fresno: dritta, deserta e polverosa – oppure di un’autostrada britannica che taglia a meta’ la campagna inglese – mezza vuota e con una Ford dal dubbio colore cilestrino a sfrecciarci su. La seconda perche’ inizia e termina in modo diverso e per me, che ho fatto di Atom Heart Mother una delle mie canzoni preferite, la mutevolezza musicale all’interno della stessa composizione e’ motivo sufficiente per innamorarmene.
Viva la Vida pero’ ha un vago retro odore commerciale. Devo ancora capire, in tutta onesta’, se la sua orecchiabilita’ e’ sinonimo di semplicita’ o se, piuttosto, e’ tanto ben studiato da riuscire accettabile in ogni sua canzone. Certo, qua e la’ si annusano note gia’ sentite che richiamano pezzi degli U2, dei Beatles (ad esempio Violet Hill, come ammesso dallo stesso Martin), vecchi brani dei Coldplay stessi. Pero’, nel complesso, mi piace. Anche se ne ho lette recensioni negative (da chi forse non si aspettava un album del genere), anche se hanno deciso di farlo uscire in confezione “a scadenza†(come chiamo io i cd di carta, che tra una decina d’anni saranno stati corrosi da polvere, luce e tarme) al prezzo dei cd con custodia in plastica. Una moda piuttosto diffusa, ultimamente. Le case discografiche si difendono indicandola come un bisogno di rispettare l’ambiente producendo custodie poco inquinanti. D’accordo, ma allora perche’ tali suddette custodie ecologiche – che a loro costano la meta’ – vengono vendute al prezzo di sempre?
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• venerdì, ottobre 03rd, 2008
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