Archive for ottobre 9th, 2008

Author: Juana
• giovedì, ottobre 09th, 2008


Chi non ha mai visto l’anime di Georgie, tratto dall’omonimo manga della Igarashi? Quante mani alzate… beati voi!
Avevo cinque anni e il grembiulino a quadretti rosa e bianchi la prima volta in cui vidi in televisione la serie animata di Georgie. Successivamente la trasmisero altre volte, ma io non la rividi mai fino alla fine e, comunque, la mia ultima visione avvenne quando ero in terza, forse quarta elementare.
Avevo conservato un bel ricordo di quel cartone animato, come troppo spesso accade con le serie viste durante l’infanzia, e avevo apprezzato il suo originale cartaceo qualche anno fa. Questo spiega – anche se non mi giustifica! – il motivo per cui ne ho acquistati i dvd sfornati dalla De Agostini.
Alla veneranda eta’ di venticinque anni, cioe’ a vent’anni di distanza dalla prima, ho rivisto ancora una volta Georgie. Il giudizio finale su questo anime pesante quanto una cotoletta alla petroniana e prolisso piu’ di un sermone domenicale lo comunichero’ alla fine. Cio’ che vorrei fare ora e’ mettere in luce la trama, la quale, come si sa, e’ un po’ diversa da quella concisa e matura – benche’ smielata – dello shojo.
Allora, cominciamo…

Australia, fine dell’800. Un papa’ se ne va a passeggio per il bosco sotto il temporale accompagnato dai due figlioletti. Sente un lamento, un neonato, accorre e trova una donna morente che stringe tra le braccia una bambina di pochi mesi. Accetta di farla entrare nella sua famiglia senza neppure lontanamente immaginare di aver appena portato in casa la disgrazia fatta persona. Georgie, questo il nome della piccola, sembra infatti essere una calamita di accidenti di ogni sorta: a cinque anni rischia di annegare, viene salvata dal padre adottivo ma il padre muore; a soli undici anni emana piu’ ormoni di una puzzola, mettendo in subbuglio l’integrita’ morale dei due fratellastri, che iniziano a prendersi a pugni per lei – la quale, sottolineo, non sa di essere figliastra; arrivata a tredici anni il fratello maggiore, Abel, ormai dominato da un eccesso di testosterone, per garantirle l’incolumita’ della sua illibatezza decide di imbarcarsi e di rimanere lontano dall’Australia per oltre un anno, scaricando la patata bollente (nel senso che volete) al fratello minore, Arthur, a sua volta stravolto dagli ormoni ma con maggiore padronanza di se’; infine, a quattordici anni Georgie fugge di casa, facendosi inseguire dai due fratelli e causando un infarto alla madre, che ci resta secca.
A tutto questo aggiungiamo una madre adottiva ossessionata dall’incesto – senza capire che, non essendo fratelli di sangue, incesto non sarebbe – la quale fin dall’ingresso di Georgie in casa vive nel terrore che questa bambina possa in qualche modo finire nel letto di uno dei suoi due figli o, peggio, in quello di tutti e due. Per ricordare anche a noi spettatori quanto siano fondate queste sue paure la narratrice, che trova sfogo nella voce vibrante e calda della Angela Lansbury italiana, non perde occasione di sottolineare l’amore profondo nutrito dai due fratelli adolescenti per questa bimbetta dai piedi scalzi e le mani di burro. Perche’ Georgie rompe tutto quello che tocca, per di piu’, andando ad accentuare l’odio e il rancore della sua mamma-col-ciclo-365-giorni-l’anno.
Insomma, a soli dieci anni Georgie e’ oggetto delle piu’ sfrenate fantasie sessuali di due fratelli di poco piu’ grandi di lei. Per la serie: non ho nemmeno la barba, ma so gia’ cosa voglio dalla vita.
Per ricompensare questo amore incommensurabile che entrambi da sempre manifestano per lei, Georgie rifila ai due fratelli una bruciante pugnalata alle spalle – per non dire cos’altro di bruciante e rimanere sull’educato – e a quattordici anni, dopo aver scoperto da una mamma con gli ormoni piu’ sottosopra del solito che lei e’ figlia di qualcun altro, lascia l’Australia e scappa in Inghilterra, dove ritrova il suo amore, tale Lowell J. Grey, un borghese morto di fame che dovrebbe sposarsi con una nobile per rimpinguare le finanze di famiglia ma che, subendo il fascino del rustico, si innamora della contadina australiana.
Qui finalmente la storia si riaggancia a quella del manga. L’anime di Georgie, infatti, impiega ben ventidue puntate per arrivare al punto della storia da cui la sua versione cartacea inizia. Ventidue puntate basate sulla sua infanzia e adolescenza, nelle quali il leit-motiv e’ il testosterone represso dei due fratelli, il cortisolo a mille della madre e la crescita smisurata degli attributi di chi guarda questo pastone indigeribile. Un’infinita sequela di puntate su Georgie bambina per poi chiudere la storia vera e propria nel giro di una manciata di episodi, forse a causa del termine dei fondi stanziati dalla produzione.
A ogni modo, se l’anime si riallaccia finalmente al manga alla puntata 22, significa che possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo e godercelo? Macche’! Chi si aspetta di vedere anche nel cartone animato una Georgie disperata col figlio di Abel a carico tornare in Australia e ricongiungersi con Arthur si sbaglia di grosso: il target dell’anime e’ diverso da quello dello shojo e, di conseguenza, una simile tresca non e’ ammessa. Nell’anime Georgie lascia Lowell, e fin qui ci siamo, Arthur viene liberato dalla prigionia dei Dangering, e anche fin qui ci siamo, ma da questo punto in poi cambia tutto: niente assassinio di Abel, niente relazione tra lui e la sorellastra, niente pseudo-morte di Arthur, niente fuga di Georgie in Australia con bebe’ a carico. In un cartone animato che ti ha stritolato ogni possibile appendice corporea per quarantaquattro puntate, la storia viene repentinamente chiusa nei venti minuti dell’ultima: Arthur viene liberato, Abel scappa con lui, Georgie viene reintegrata nella nobilta’ insieme al suo vero padre, ma alla fine gli da’ un calcio nel didietro e torna nella sua Australia con i due fratellastri. L’immagine finale e’ di tre idioti sull’orlo di una rupe che contemplano imbambolati un mare che piu’ azzurro non si puo’. Nessuna menzione a cosa faranno ora: vivranno tutti insieme sotto il tetto di casa Buttman sigillando le tapparelle e dandosi alla pazza gioia, oppure quei due poveretti saranno costretti a reprimersi, con la sorella che gli sfila indisturbata in sottoveste per casa come ha sempre fatto? Non si sa. Loro se ne stanno li’, sull’orlo del dirupo, lasciandoci nel dubbio. Cio’ che si spera e’ che, in realta’, mentre noi ci godiamo la sigla di coda i due fratelli si siano liberati della sorella con una spinta giu’ dallo strapiombo, cosi’ da avere finalmente una vita sentimentale propria senza l’ombra di questa biondina slavata ad incombere sui loro calzoni.
Possibile che il cartone animato, realizzato per un pubblico giovanissimo, non insegni nulla? Certo, insegna eccome! Insegna che i figli possono essere sfruttati peggio di schiavi di colore in un’America confederata, che le figlie adottive possono essere prese a calci, tanto torneranno scodinzolando, che si possono disegnare i baffi sulle immagini sacre, che fare a pugni e’ un modo di fare amicizia e che il miglior rimedio ai bollenti spiriti e’ un bel tuffo nel fiume (quale migliore spiegazione ai continui bagni di Abel?).
Senza dubbio, tuttora continuo ad avere una nota di interesse per il manga, mentre non posso fare a meno di ricordare i soldi spesi per i dvd della sua serie animata… interessano a qualcuno, per caso?

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