C’erano una volta le catene di Sant’Antonio cartacee…
Alcune sono carine, non neghiamolo.
Giochi matematici che lasciano sbalorditi, immagini con illusioni ottiche, sfilze di domande volte a conoscere il mittente e a far conoscere se stessi.
Alcune sono interessanti, ammettiamolo. E se non venissero inviate con tutto il loro baule di indirizzi email in bella vista, poi, sarebbero anche meno invasive, ma tralasciamo questo dettaglio, per ora.
Alcune sono carine, dunque. Altre, pero’, molte altre, sono ridicole. Richieste di aiuto, di donazioni, di consulenze, preghiere di gente moribonda che chiede sovvenzioni mediante disperati messaggi strappalacrime. Sei tentato di crederci, di credere che quella bimba francese malata di leucemia potrebbe davvero salvarsi grazie a te: dopotutto, le restano solo sei mesi di vita e non ti sta chiedendo altro che un piccolo aiuto economico. Poi pero’ passano i mesi, passano gli anni, tu arrivi alle soglie della pensione e quella bimba francese continua a chiederti sovvenzioni sempre con lo stesso messaggio, e mentre tu leggi la sua frase disperata “e’ tutto vero, questa mail non e’ una bufala, ho solo sei mesi, ti prego aiutami!†pensi che nel frattempo sono passati lustri e che quella bimba dovrebbe essere passata al Creatore gia’ da un bel po’, ormai.
Quella della Michelle malata di leucemia non e’ la sola catena-fola che ogni tanto piomba nelle mailbox degli utenti. Esiste, ad esempio, un’infinita e variegata serie di tantra teoricamente volti ad imprimerti il significato della vita ma praticamente capaci di rendere di merda una giornata iniziata magnificamente. Storie di mogli e di completi intimi speciali conservati per occasioni speciali ma indossati per la prima volta solo al momento di essere ficcate in una bara; vaneggiamenti su padri in guerra tornati dai figli grazie al bombardamento selvaggio messo in atto da questi ultimi sulle caselle di posta di tutta la comunita’ Internet; fandonie di numeri vincenti resi tali dall’invio ripetuto e sistematico del messaggio in cui sono contenuti, che li renderebbe capaci di sprigionare la loro aura fortunata solo dopo aver rotto i coglioni a tutti i tuoi amici con il medesimo messaggio. Sorge spontaneo chiedersi se qualcuno, quando clicca “invia†e l’email viene inoltrata a decine di ignari utenti diversi, si pone mai il dubbio se l’inoltro di tali messaggi teoricamente fortunati non rischi, per contro, di farlo ritrovare improvvisamente solo: non a tutti piace vedere la propria casella di posta intasata da boiate talmente piene di indirizzi email in chiaro da rischiare di far diventare il proprio Windows una potenziale fossa biologica elettronica al primo trojan di passaggio. Chi non soffre di questi problemi perche’ usa un pinguino vaccinato e percio’ immune ai virus, ugualmente non puo’ fare a meno di stronfiare: in fondo, il suo indirizzo e’ in mezzo a decine di altri e, benche’ senza alcun danno, potrebbe ritrovarsi a sua volta la casella intasata da messaggi inviati dai virus.
Al di la’ della discutibile scelta di inoltrare le comunicazioni servendosi del campo “To†anziche’ del piu’ riservato e sicuro “Bcc†(o “Ccnâ€), e del fatto che la gente si sia posta o no il dubbio se tali messaggi rompessero le palle ai destinatari o meno, resta il problema del contenuto delle catene. Il quale, a volte, e’ talmente ridicolo da risultare offensivo per l’intelligenza di chi lo riceve.
Proprio ieri sera mi sono vista recapitare da una tipa a me completamente sconosciuta un’email con, ad occhio, un centinaio di indirizzi differenti all’interno. L’innumerevole quantita’ di inoltri di quel messaggio, effettuati senza prendersi la briga di cancellare di volta in volta gli indirizzi, aveva portato ad un blocco infinito di nomi, dieci volte piu’ lungo del corpo del messaggio stesso.
Dando un’occhiata ai nominativi ho ritrovato un paio di miei conoscenti, dei malcapitati come me, e facendo due conti sono riuscita a risalire al colpevole, alla persona che aveva indirettamente fornito il mio ed il loro indirizzo a questa usurpatrice di email altrui.
Riacquistata una parvenza di indifferenza dopo aver insultato la tipa sconosciuta in ogni modo, ho letto il contenuto della catena. Sono arrivata alla terza riga, poi il mio cervello si e’ rifiutato di proseguire oltre ed e’ saltato all’ultima: invia questo messaggio a tutti quelli che conosci e Microsoft ti mandera’ davvero l’assegno con l’importo da te specificato, questo il succo del discorso.
Mi chiedo: esiste davvero gente in grado di credere a queste boiate? Davvero ci sono nel mondo persone che ritengono di poter ricevere una donazione semplicemente intasando le caselle di posta di tutti quelli che gli capitano a tiro con messaggi del genere? Mi rifiuto di crederlo ma, se tale Tizia ieri me ne ha inoltrato uno, evidentemente ne esistono, eccome.
Una mia competente conoscenza del mondo informatico afferma che ogni byte inviato produce inquinamento. Inviare un’email comporta l’utilizzo dell’elettricita’ in ogni suo passaggio – computer, router, server, etc. – e, di rimando, nel suo piccolo accresce l’inquinamento. Quando e’ inutile, poi, tale spreco diventa doppio. Che dire, inoltre, di cio’ che ha fatto quella Tizia, la quale ha mandato l’email a contatti a lei sconosciuti trovati in altre catene, addirittura anche ad enti pubblici, copisterie e associazioni pur di aumentare il numero finale dei destinatari – e accrescere, nella sua ottica, le chance di ricevere l’assegno dal signor Gates?
Oppure vogliamo parlare di quei messaggi, non proprio catene in tal caso, contenenti video o, comunque, allegati pesanti quanto macigni? Chiunque abbia una connessione a consumo o una casella di posta dallo spazio ristretto sara’ senz’altro felice di vedersi sparare al proprio indirizzo messaggi da mega e mega. Il piu’ delle volte contenenti video facilmente reperibili in siti come YouTube, l’inoltro dell’url dei quali comporterebbe un’email delle dimensioni massime di un paio di kbyte, anziche’ di quattro, cinque o sei mega.
E come spiegare la mania per le presentazioni-non presentazioni in .pps? Sequenze di immagini senza scritte infilate in un documento PowerPoint che arrivano ad occupare comodamente dai due mega in su e che, se fossero infilate in una cartella compressa, potrebbero invece occupare al massimo qualche centinaio di kilobyte.
Se usate in modo adeguato – indirizzi nel campo “Ccnâ€/“Bccâ€, contenuti intelligenti, allegati ridotti, dimensioni minime – le catene possono essere un mezzo di intrattenimento. Quando trattano pero’ di bambini malati, di genitori scomparsi, di disastri infantili, di pedofili e quant’altro, non solo sono tremendamente scabrose ma perfino offensive. Chi le manda dovrebbe capire, nell’attimo esatto in cui lo fa, che in quel preciso istante con quel gesto sta per dare del deficiente a ogni suo destinatario.


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