Se sei appassionato del genere c’e’ da restare ammaliati.
Nulla di paragonabile alla famosa fiera di Lucca, ma comunque un ottimo modo di passare un pomeriggio, sommersi da fumetti, manga, gadgets e quanto altro possa fare parte di questo mondo fatto di carta e inchiostro.
Confesso con una punta di vergogna che, prima di ieri, non c’ero mai stata. La proposta di una mia amica di andarci insieme mi ha convinta a buttare finalmente un occhio dentro il Palanord e visitare questa mostra-mercato del fumetto.
Il primo impatto, per me che adoro Dylan Dog, e’ stato entusiasmante: entrando da una porta laterale – dopo previa autorizzazione di un addetto ai lavori – mi sono ritrovata davanti ad un tavolo infinito contenente copie di tutti i Bonelli possibili e immaginabili: Dylan Dog, Martin Mystère, Nathan Never, Dampyr, Julia, Demian, etc. Il mio occhio, lungimirante e bramoso di scrutare anche solo per un attimo qualche pezzo raro, e’ caduto sul numero 1 per eccellenza: L’alba dei morti viventi. Ingenua, o forse speranzosa di ricevere una risposta adeguata al mio portafogli, ne ho chiesto il prezzo. Come ho risposto anche al simpatico venditore al di la’ del banco – il quale mi ha gentilmente sottratto il prezioso albo dalle mani e lo ha rimesso al suo posto con la medesima cura che si presterebbe ad un neonato – non ero preparata ad un prezzo cosi’ alto: duecento euro. Beh, mi sono detta, in fumetteria costerebbe senz’altro di piu’ e sarebbe senz’altro piu’ malmesso, ma non cambierebbe il risultato: 200 euro per un fumetto non potrei mai spenderli. A ogni modo sono felice di averlo maneggiato per l’istante infinitesimale che e’ andato dall’estrarlo dal mucchio al passarlo al legittimo proprietario.
Abbandonato il numero 1 mi sono accontentata di comprare qualche arretrato dylandoghiano alla conveniente cifra di 1,50 € e del numero 100, grande assente nella mia collezione, a soli 8 euro.
Il giro e’ proseguito. Benche’ una buona percentuale di tavoli fosse gia’ vuota o in procinto di svuotarsi nonostante fossero solo le quattro, restava comunque parecchio da vedere. Mai come in quel momento ho lodato la mia saggezza nell’aver portato con me pochissimi contanti: sebbene dotata di un forte senso del risparmio e capace di ponderare cosa acquistare e cosa no, anche per una coscienziosa risparmiatrice come me sarebbe stato difficile mantenere il controllo del portafogli di fronte ad una bancarella completamente dedicata ai manga degli Anni ’90. Ben conservati, a volte addirittura nuovi, acquistabili singolarmente o in blocchi di serie complete a prezzo scontato. Prezzi onesti, benche’ in linea con quelli di qualunque fumetteria – dove, ricordo, molto spesso quelle stesse serie sono nuove di zecca e non di seconda mano.
Il giro alla Bologna Comics mi ha permesso di capire una cosa: nella mia libreria c’e’ stipata una piccola fortuna. I miei albi, esattamente come i libri, sono nuovi. Letti con attenzione e maneggiati ogni volta con cura, i miei fumetti sono esattamente com’erano al momento dell’acquisto, anche quando vecchi di dieci anni. Una vera chicca, per chi cerca questo genere di usato.
Gli stand dei gadgets non erano troppo numerosi, ne’ forniti di prodotti troppo vecchi. Ad eccezione dei classici Saint Seya, Dragon Ball o dell’onnipresente, odiosa Hello Kitty, erano prodotti piuttosto recenti e per la maggior parte a me sconosciuti. Sono rimasta un po’ indietro col mondo manga, ieri me ne sono resa conto, ma d’altra parte credo di essere anche decisamente fuori target per alcuni titoli oggi famosi tra i quindicenni.
A ogni modo, pur avendo avuto la forte tentazione di tornare a casa con un Super Mario gigante o con un cuscino di Mokona, cio’ che c’era nel mio sacchetto all’uscita dal Palanord erano quattro numeri di Dylan Dog, un numero di Volto Nascosto e una campana da 50 dvd+R (che diamine ci faceva una bancarella di dvd vuoti in una fiera del fumetto? Che fosse un’incitazione alla pirateria?). Se non altro, ho capito alcune cose: che avro’ da leggere per le prossime due serate, che dovro’ frequentare simili fiere piu’ spesso e che finalmente potro’ masterizzare le decine e decine di ore di riprese della telecamera. Dovevo andare ad una fiera di fumetti per trovare dei dvd vuoti a trenta centesimi l’uno? Pare di sì.
Per me e’ stata una visita edulcorante ad una fiera di prodotti di mio interesse, per altri e’ stato il posto in cui hanno praticamente dilapidato lo stipendio. Il confine che separa l’entusiasmo dal fanatismo nel tendone del Palanord ieri era piu’ sottile che mai. Ragazzi e ragazze piu’ vecchi di me guardavano con gli occhi accesi di un bambino portachiavi, collane, ciondoli, penne dai costi esorbitanti. Non leggevano le etichette, non chiedevano i prezzi: afferravano, porgevano al venditore e ritiravano il sacchetto, incuranti di aver lasciato magari venti euro per aggiudicarsi il lucchetto di Ren Honjo o cinquanta euro per portarsi a casa il maiale gigante di Ranma ½, Pi-chan, incuranti del fatto che magari ne avevano gia’ spesi un centinaio per aggiudicarsi gadgets che tra qualche giorno saranno finiti in un cassetto – a dispetto dei soldi spesi.
Nel mare infinito di albi e giocattoli presenti alla fiera, tuttavia, c’erano alcuni grandi assenti. Sailor Moon, Magic Knight Rayearth, Marmalade Boy e molti altri non erano presenti, o erano a malapena presenti mediante stickers, poster e qualche cd. Titoli piu’ vecchi quali Versailles no Bara, Candy Candy o Georgie, invece, erano presenti in quantita’ industriale.
Credo che ninnoli di perfetta inutilita’ come i vari gadgets di Sailor Moon che io conservo da oltre quindici anni in un cassetto valgano molto piu’ di quanto pensassi. Di sicuro, se avessi provato a venderli ieri a quella fiera, col ricavato ci sarei andata in vacanza.
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• lunedì, ottobre 20th, 2008
Category: Parole su...
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