Roborovski: selvatici e diffidenti o timidi e affettuosi?


Fino al febbraio di quest’anno non sapevo neppure cosa fosse esattamente un criceto Roborovski. Avevo visto qualche foto, poche, davvero poche, ma in nessun sito ero riuscita a trovare informazioni esatte sulle qualita’, i difetti e le peculiarita’ di questa razza poco conosciuta. Tutt’oggi e’ difficile trovare informazioni sensate che non siano i soliti forum nei quali in diecimila scrivono ma ben pochi sanno cosa dicono.
Insomma, dopo aver decretato che mai e mai piu’ avrei voluto avere un altro animale domestico, otto mesi fa ci sono ricascata doppiamente: ora ho due criceti Roborovski in casa. Perche’ dei Roborovski? Perche’ non ne avevo mai avuti, prima.
Razza curiosa, il Roborovski. Schivo, sempre in allerta e con una grande, impensabile intelligenza. Ho fiducia nelle capacita’ intellettive degli animali, l’esperienza ha imparato a rendermi consapevole, ma quanto hanno dimostrato e dimostrano quelle due pallette di pelo grandi quanto un’albicocca e’ strabiliante. Sono attenti e imparano in fretta. Soprattutto, sono furbi in maniera irritante.

= Cosa distingue un Roborovski? =
Tre cose:

  • Il colore del pelo, beige tenue e bruno sulla schiena, bianco candido sulla pancia e intorno ai baffi. Peculiarita’ di questa razza sono delle curiose sopracciglia folte e bianche in eta’ adulta;
  • I baffi, che sono cespugliosi, incredibilmente lunghi e bianchi;
  • Le dimensioni, al di sotto di quelle di qualunque criceto al mondo: tra i 6 ed i 7 cm. Da piccoli sono veramente minuscoli


Nei Roborovski piu’ che nei russi e’ possibile notare se e quando si e’ di fronte ad un incrocio. Se il pelo e’ uniforme, anziche’ bicolor, se presentano macchie bianche sul muso oltre le classiche sopracciglia, o se non presentano affatto ne’ baffi, ne’ sopracciglia bianche… beh, sono qualcos’altro. Sembro purista e schizzinosa? No. Non sono mai andata d’accordo con pedigree e derivati, sono solo scemenze per spillare soldi e dare occasioni di vanto. Ma nei criceti gli incroci sono pericolosi: abbreviano la vita dell’animale, possono portare a sofferenze o menomazioni fisiche, alterano il carattere. Percio’ e’ bene fare attenzione.

= Due nuovi inquilini =
Presa la fatidica decisione di accogliere ancora una volta un criceto in casa mi feci un poco edificante tour di tutti i negozi di animali di Bologna. Cio’ che vidi mi convinse che mai e poi mai avrei preso una delle bestiole messe in vetrina dolci in pasticceria: malati, azzannati, spelacchiati, incroci terribili che davano a quei musetti un’aria del tutto atipica. Prima di fare quel giro, e prima di vedere coi miei occhi una nidiata incrociata a casa di una mia allieva, non pensavo che ci fosse chi fa dell’incrocio tra razze opposte virtu’. I Roborovski, in tal senso, sono in assoluto la razza meno pura che si trova in circolazione.
Trovai una giovane coppia di allevatori a Ferrara. Fanno questo lavoro per passione e, quando possono, lasciano qualche cucciolo a persone fidate, cosi’ da sapere in che mani finira’ almeno una parte delle loro nidiate.
Ammetto che non ero troppo preparata alle dimensioni dei cuccioli di Roborovski: quando mi chiesero di scegliere i due fratelli (maschi) che avrei preso, vidi nel secchio tre palline di tre centimetri che tentavano l’evasione in ogni modo. Ringraziai di aver portato con me una bacinella abbastanza alta, o avrei dovuto inseguirli sui tappetini della macchina.
Trasferirli non fu facile ma, fortunatamente, non dovemmo recuperarli in giro per Ferrara, anche se riconosco che prenderli fu tutt’altro che facile. Si misero uno nel tubo colorato, l’altro nella casetta e restarono immobili per tutta l’ora del viaggio di ritorno.

= C’erano una volta due fratelli affiatati e minuscoli… =

L’istinto e’ l’istinto, anche quando si proviene dalla stessa famiglia. E cosi’ due fratelli, superata la fase dell’infanzia, hanno iniziato a richiedere i loro spazi.
Avevo acquistato una gabbia per loro enorme, capace di contenere comodamente una coppia di dorati, spendendo un occhio della testa ma conscia che, essendo in due, avrebbero agevolmente trovato il modo di dividersi gli spazi.
Inizialmente ando’ tutto bene. Pur avendo due casette, dormivano insieme nella stessa. Si dividevano equamente i pasti, si alternavano nella ruota e al chiamare l’uno spuntava subito fuori anche l’altro. Duro’ due settimane. All’alba della terza iniziarono ad azzuffarsi, ritti sulle zampette posteriori – in un modo molto alla Aldo, Giovanni e Giacomo – e alla vigilia della quarta le baruffe si erano trasformate in rincorse: i due fratellini inseparabili avevano capito di volere ognuno il proprio spazio. Lasciarli insieme, mi spiego’ la loro allevatrice, avrebbe significato ritrovarne morto uno o, peggio, entrambi. La mia decennale esperienza in fatto di roditori mi aveva portato a vederne di cotte e di crude, e le diedi ragione.
A quello piu’ pepato lasciai “il villone”, al piu’ timido e remissivo – perche’ entrambi hanno un carattere proprio e diverso l’uno dall’altro – acquistai una gabbietta piu’ piccola, che chiamo “il monolocale”.
Entrambe, comunque, in plastica e con sbarre molto strette, condizione necessaria affinche’ non volessi ritrovarmi con entrambi i criceti a zonzo per la casa: le loro dimensioni, unite ad ossa molto sottili e molto mobili, rendono loro la fuga dalle gabbie a sbarre ordinarie molto banale.

= La scelta dei nomi =
Prevedibilmente, al loro ingresso in casa erano solo “topi”. Avevo in mente una serie di nomi, uno piu’ improbabile dell’altro, ma non ne usai nessuno: a che scopo dare due nomi a due topi perfettamente identici e indistinguibili? A ogni modo, vista la loro passione per il complicato sistema di tubi da me messo nella gabbia, li’ per li’ decisi, con poca fantasia, di chiamarli Mario Bros e Luigi. Mi sentii talmente cretina che tornai all’appellativo di “topi” o, seguendo Stefano, di “nani”. Entrambi sono sopravvissuti fino ad oggi, comunque.
Quando dovetti dividerli in due gabbie diverse la situazione si semplifico’ di molto. Quello irrequieto e letteralmente pazzo per i tubi si ritrovo’ affibbiato il nome di Indy, benche’ non avesse ne’ frusta, ne’ giubbotto in pelle, ne’ cappello a tesa larga; il secondo, quello remissivo e spaventato perfino dalla sua stessa ombra, si vedette piovere addosso una sequela di nomi diversi. Ogni settimana ne introducevo uno, a mio avviso in linea col suo carattere timido. Quando arrivai a pensare di chiamarlo addirittura Cole o Brian, Stefano mi prego’ di lasciare in pausa la decisione finche’ non ne avessi trovato uno azzeccato. Ci fu un fugace passaggio del nome Larry, in virtu’ del suo colore rossastro, e poi, sempre basandomi sul suo pelo rossastro, optai per Ron. Ron Howard, Ron il cantante e perfino Ron Weasley sono rossi. Da Ron a Ronnie il passaggio e’ stato facile.

= Una confidenza reticente =
Sono passati otto mesi e ancora devo riuscire a convincere uno dei due a salirmi in mano. La conquista piu’ grande da me fatta con quei due, al momento, e’ stata riuscire a dargli dei semi senza che schizzassero via alla velocita’ della luce. Dovro’ rassegnarmi, purtroppo: forum, siti ed enciclopedie riguardo a questa razza sono tutti concordi. Non sono addomesticabili, sono divenuti domestici da troppo poco tempo per avere con l’uomo la stessa confidenza che hanno i russi, i dorati o i winter white. Riuscire a mettere una mano dentro la gabbia e convincerli a prendere un seme dalle dita e’ gia’ di per se’ un enorme passo avanti, aggiungono: c’e’ gente che non riesce a farli avvicinare neppure dopo anni. Wow!

= Questione di comunicazione =
Indy e Ronnie comunicano di continuo. Comunicano quando do’ loro da mangiare, comunicano quando devo cambiare loro la lettiera, comunicano quando la mattina mi alzo e uno dei due mi vede china sopra la loro gabbia a lanciare dentro semi. Pur vivendo in due gabbie separate, pur essendosi azzuffati come acerrimi nemici, una volta ottenuto ciascuno il suo ambiente sono divenuti inseparabili. Se ad uno dei due do’ qualcosa da mangiare, in pochissimi secondi si vedono fare capolino dalla carta i baffoni dell’altro. Anche se stava dormendo, anche se non ho fatto il minimo rumore. Se prelevo una delle due gabbie per pulirla, in pochissimi secondi l’altro si mette in una posizione comoda dalla quale spiare tutti i miei movimenti con la casa del fratello. Anche se stava dormendo, anche se non ho fatto il minimo rumore.
Quest’ultimo, in particolare, e’ un episodio che farebbe andare fuori di testa anche la piu’ scettica delle persone in fatto di intelligenza animale: mentre io pulisco la gabbia e il suo inquilino corre indiavolato nel secchio in cui l’ho schiaffato, l’altro si mette in platea e guarda. Non si muove, resta a fissare il fratello li’ sotto. Quando finisco e rimetto topo e gabbia al loro posto, il topo guardone – di solito quello con la gabbia enorme – si piazza nel tubo e aspetta che io lo tolga: sa che a quel punto la pulizia tocca a lui.

= Questione di gelosia =
Riconoscono i loro nomi. Se chiamo uno dei due col nome dell’altro non accade nulla, mentre se utilizzo il nome corretto puntualmente si vede un cespuglio di baffi spuntare dalla casetta. Sono i primi criceti che io conosca che rispondono al richiamo come se fossero dei cani.
Al richiamo dell’uno segue, puntualmente, l’apparizione dell’altro. Dei due e’ Indy a mostrare piu’ nervosismo quando mi dedico al fratello anziche’ a lui. Avendo la gabbia appiccicata all’altra, viene nell’angolo piu’ vicino a me e comincia a grattare. Ma, come ho gia’ detto poco sopra, infilare una mano nella gabbia e’ inutile, non e’ quello il tipo di attenzione che cerca. A lui basta vedere che mi volto dalla sua parte. A quel punto se ne va. Se infilo una mano dentro, laddove il fratello fugge, lui azzanna: ragione per cui il suo secondo nome e’ Lestat.
Ronnie, invece, di solito attende paziente sul suo oblo’ che qualcuno gli dia retta. Come ho puntualizzato, hanno due caratteri diversi e anche il loro modo di fare e’ opposto. Ad attenzioni verso il fratello Ronnie risponde mettendosi in paziente attesa. Questo non significa che, se io chiamo Indy e lui sta dormendo, nel giro di dieci secondi non piazzi il muso fuori dalla sua casetta.

= Puntuali come orologi svizzeri =
Adorano tre cose: il pane, la banana e il parmigiano. Per ottenere un pezzo di una qualsiasi di queste tre cose sarebbero capaci anche di andare contro i loro principi selvatici saltandomi in mano.
Indy e Ronnie hanno imparato che queste tre cose arrivano solo quando noi mangiamo. Di conseguenza, aguzzando il loro cervello grande quanto una lenticchia, hanno imparato ad associare il trillo del timer della pasta al concetto di rimpinzata. Appena il timer suona, loro sbucano fuori. E se non mangio pasta e la sveglia non suona? Non importa: riconoscono il rumore di piatti e posate.
Che sia l’una e mezza o che siano le tre, loro non escono finche’ non sentono che siamo seduti al tavolo. Dopodiche’ aspettano.

= Quel palato cosi’ fine… =
I Roborovski sono famosi perche’, a differenza degli altri roditori, mangiano quasi tutto. Pane, pasta cruda, pasta cotta scondita, carne, insalata, arachidi, frutta, succhi di frutta, latte, latticini. E non disdegnano niente. Ci sono alimenti per loro tossici, come la cioccolata, o mortali, come i fagioli, ma nella maggior parte dei casi possono mangiare tutto quello che passa sulla nostra tavola. I miei, pero’, hanno presto imparato a fare la loro selezione. Se il pane non e’ ben cotto non lo mangiano; vogliono la mozzarella ma aborrano il latte; i succhi di frutta? Con piacere, ma guai ad annacquarli. E ovviamente, come tutti i criceti che si rispettano, attuano una selezione certosina dei semi nella ciotola. Preferirebbero morire di fame piuttosto che piegarsi ad ingollare carrube, pop corn o crocchette di verdure.

= Piu’ veloce della luce =
I Roborovski sono tra le razze di roditori piu’ veloci. Non ci credete? Provate a liberarne uno.
Avevo letto, prima ancora di prenderli, quando cercavo di documentarmi sul loro conto, che un Roborovski in fuga e’ praticamente impossibile da agguantare. Potrebbero volerci ore, alcuni addirittura li lasciano in giro, esausti, nella speranza che rientrino da se’ nella gabbia. “Balle!”, pensai. Finche’ non me ne scappo’ uno. Accadde in corridoio, quindi in uno spazio piuttosto ristretto: impiegai mezz’ora a recuperarlo. Un istante prima era vicino a me e un istante dopo, il tempo di allungare le mani a coppa per prenderlo, era dalla parte opposta. Il loro carattere fortemente emotivo li porta, in una situazione come quella, a sragionare, motivo per cui il mio Robo in fuga si schianto’ contro tutti gli stipiti e i mobili che trovo’ prima di arrestarsi, confuso e terrorizzato, in un angolo. Solo allora riuscii a prenderlo, con uno scatto felino, e a lanciarlo – letteralmente, poiche’ stava gia’ sgusciando via – nella sua gabbietta.

= Fiat Lux! =
Odiano la luce. La rapidita’ con cui correvano a nascondersi le prime volte in cui loro erano in giro e io accendevo una lampada mi indusse sulle prime a chiedermi se non fossero per caso fotosensibili.
Tuttora devo comprendere per quale motivo odiano il chiarore, ma e’ certo che, qualunque cosa stiano facendo, che sia correre sulla ruota, mangiare o passeggiare per i tubi, loro piantano tutto e fuggono nelle casette: dei lampadari non vogliono sentirne parlare.

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Qual e’ il giudizio della mia esperienza con i Roborovski a otto mesi di distanza dal loro ingresso in casa? Discreto, direi. Per una abituata a maneggiare e lasciare i criceti liberi per la stanza e’ difficile concepire di doverli tenere chiusi in una gabbia e di dover fare i salti mortali per cambiare loro il tutolo senza farli fuggire. So che guardare la tv con un criceto addormentato in grembo sara’ solo un pallido ricordo, ora che ho loro, nondimeno sono riusciti, in qualche modo per me incomprensibile, a catturare la mia simpatia e la mia attenzione. Sara’ per la loro intelligenza manifesta, o forse per la capacita’ innata che hanno di sbucare sempre nel momento adatto, chissa’. A ogni modo sono poco domestici e molto selvatici, con un’emotivita’ equiparabile a quella di un porcellino d’India, un puzzo simile a quello di un dorato (che, ricordo, e’ il quadruplo) e un’affettuosita’ pari a quella di un cagnolino.
Un giorno riusciro’ a convincerli a salire in mano, per lo meno entro i confini della loro gabbia? Forse. Ma, a quel punto, saranno probabilmente talmente vecchi da non riuscire a scavalcare neppure l’indice.

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