Il 19 dicembre e’ uscito in Gran Bretagna Twilight, il film tratto dall’omonimo romanzo di Stephenie Meyer.
Impossibile non notarlo: le facce dei due protagonisti erano su tutti gli autobus e i pannelli pubblicitari di Londra. Il libro, uscito tre anni fa, era su tutti gli scaffali sia nella sua edizione originale che nella sua edizione rivisitata, la cui copertina mostrava la stessa immagine attaccata alle fiancate di migliaia e migliaia di double-decker londinesi.
Avevo visto Twilight nelle librerie italiane tempo fa. Mi aveva intrigata, ma non al punto da decidere di comprarlo. Poi sono arrivata a Londra, me lo sono visto proporre praticamente ovunque e, approfittando di un grosso sconto, l’ho comprato. In inglese.
Lo stile di scrittura della Meyer e’ scorrevole, pulito e comprensibile. Perfino per una non madrelingua come me il romanzo e’ riuscito traducibile per un buon 90%. Una scrittura veloce, istantanea, che porta ad una lettura rapida e ininterrotta. Una volta aperto il libro e ripresa la lettura non si puo’ fare altro che andare avanti.
In tutta onesta’ non so come questo sia possibile. A dispetto dell’enorme successo del romanzo prima e del film poi, Twilight e’ una storia mediocre. Eppure, nella sua mediocrita’, riesce ad interessare a sufficienza da indurre a terminare il libro in una misera manciata di giorni.
Non so come questo sia possibile. Avrei dovuto leggerlo in italiano per capire se la mia velocita’ e’ stata interesse inconscio o semplice eccitazione all’idea di stare capendo tutto quello che leggevo in una lingua non mia. Chissa’.
La trama
Isabella Swan, Bella per gli amici, ha diciassette anni e vive con sua madre Renée nella soleggiata Phoenix. Suo padre, dal quale Renée ha divorziato anni prima, vive nella piccola Forks, una cittadina di montagna nella quale non batte mai il sole.
Nonostante l’avversione di sua madre per Forks, e’ proprio li’ che Bella decide di trasferirsi, cosi’ da dare alla madre, appena risposatasi, la liberta’ della quale ha bisogno.
L’arrivo nella piccola cittadina in qualita’ di figlia del capo della polizia mette Bella al centro dell’attenzione degli autoctoni. Nonostante la sua insicurezza, la sua timidezza e il suo essere schiva, riesce a conquistare facilmente l’amicizia di alcuni coetanei e l’interesse di tre ragazzi del liceo da lei frequentato. Tuttavia, e’ alle attenzioni di Edward Cullen, il bello impossibile, che Bella risponde immediatamente. Spinta verso di lui da un’inspiegabile e irresistibile attrazione, Bella non sa che anche Edward soffre della sua stessa, medesima pulsione. Soltanto, Edward e’ un vampiro. Un vampiro con dei saldi principi che, insieme alla sua famiglia di vampiri, riesce a vivere tra gli esseri umani senza cibarsi del loro sangue.
Bella sa che Edward non e’ umano. La forte attrazione che li unisce, un’attrazione che non puo’ sfociare in nulla di fisico per via del forte autocontrollo che Edward e’ costretto a mantenere gia’ soltanto per restare vicino a Bella, sembra andare oltre la loro diversita’ fisica. E’ una relazione difficile, la loro, una relazione caratterizzata da una tensione costante, una tensione dovuta all’enorme sforzo che Edward e’ costretto a fare per non cedere alla tentazione di cibarsi di Bella.
La famiglia di Edward, i suoi fratelli e i suoi genitori adottivi, accetta e in parte condivide questa sua scelta di stare insieme ad un essere umano. L’appoggio dei Cullen garantisce a Bella l’immunita’ dal pericolo costituito dagli altri vampiri al di fuori della comunita’ di Forks, ma non abbastanza da impedirle di finire prigioniera di uno di loro e di rischiare seriamente la vita.
Alla fine, grazie all’intervento tempestivo di Edward, Bella riesce a scampare ad una sicura morte. Il pericolo al quale e’ stata esposta soltanto per essere entrata a far parte di una famiglia di vampiri mette Edward in allarme, nondimeno le restera’ accanto e scegliera’ di portare avanti la loro tormentata relazione, con tutte le difficolta’ che la loro diversa condizione esistenziale comporta.
Un’opinione personale
Una trama scontata, vuota, insipida e affatto stimolante: questo e’ Twilight. L’intera storia poggia le sue basi sulla tensione perennemente presente tra i due protagonisti, una tensione sottilmente sessuale, blandamente sensuale, che vorrebbe illustrare in maniera atipica i turbamenti tipici dell’adolescenza ma che ha, per contro, il solo effetto di rendere eccessivamente mielata la narrazione.
Edward e’ perfetto, stupendo, un dio. Bella lo ripete in continuazione, cosi’ come si ripete in continuazione la domanda: “perche’ ha scelto proprio me?â€. Questo, alla lunga, puo’ provocare sbadigli e anche qualche sbuffo stizzito. La velocita’ della narrazione non basta quando ogni singola pagina e’ pregna di fantasie puerili per ragazzine represse. Ed e’ proprio a queste fantasie comuni delle adolescenti che Twilight deve il suo successo: un concentrato di sogni, fantasticherie tipiche e desideri irrealizzabili.
Il bello per eccellenza si innamora e giura fedelta’ a una delle ragazze piu’ anonime della scuola: il sogno di ogni quindicenne. Non ci sarebbe nulla di male in questo se media, critica e opinione pubblica non avessero cercato in ogni modo di spacciare Twilight come un best seller per tutte le eta’. Su giornali e riviste britanniche alla vigilia dell’uscita del film si leggevano frasi del tipo “E’ arrivato il successore di Harry Potter!†oppure “La saga che mettera’ in ginocchio il maghetto piu’ famoso del mondoâ€. L’essere un fantasy non implica che Twilight sia necessariamente un capolavoro. Ad essere sinceri, il fatto che Edward sia un vampiro e’ l’unico elemento surreale nonche’ l’unico perno sul quale l’autrice ha tentato di agganciare e far reggere la storia. Una storia banale, quattrocento pagine in grado di far porre al lettore, giunto all’epilogo, la domanda “ma cos’ha detto alla fine di nuovo o interessante?â€.
La trama e’ riassumibile in pochissime parole: ragazza ordinaria si innamora, ricambiata, di un vampiro e la loro relazione ha qualche problema a causa della natura vampiresca di lui.
Alcuni dettagli non vengono affatto presi in considerazione come, ad esempio, il “piccolo†particolare dell’eta’ della protagonista che avanza a dispetto degli eterni diciassette anni di lui, particolare che non viene toccato prima dell’inizio del secondo libro, New Moon. Nel suo predecessore esso non viene neppure menzionato, benche’ il lettore, accorto e previdente, non possa fare a meno di chiederselo fin dal primo momento in cui Edward posa i suoi occhi su Bella.
In conclusione non so spiegarmi il motivo di tanto successo. Forse, ma e’ solo un’ipotesi, Twilight e’ riuscito a colpire i punti giusti e il target giusto. Le orde di ragazzine impazzite che alla prima del film correvano incontro a Robert Pattinson pregandolo di azzannarle alla gola deve essere stata una scena assurda ed esilarante insieme. Senza dubbio, pero’, paragonare il libro ad un Harry Potter o ad un Narnia odora di presunzione. Il livello del libro della Meyer non sfiora neppure lontanamente quello dei capolavori della Rowling e di Lewis. Come dicevo poco sopra, non basta qualche dettaglio soprannaturale a rendere una storia un fantasy o a renderla un fantasy di valore. Personalmente, sono troppo ammaliata dal genio insito in Harry Potter e Narnia per accettare simili paragoni. La Rowling ha creato un mondo pazzesco, un intero universo fatto di magia, cosi’ come Lewis. La Meyer ha preso una qualunque scuola di un sobborgo americano, due protagonisti prevedibili, ha reso lui un vampiro e ha costruito qualche blanda situazione su questo. Nient’altro.
In un atto di estrema fiducia e ottimismo, qualche giorno dopo Twilight acquistai anche New Moon ed Eclipse. Ho appena iniziato a leggere il secondo tomo della saga, ma la velocita’ con cui sto andando avanti e’ piu’ che dimezzata, stavolta. La delusione da me provata giunta all’epilogo di Twilight mi ha portata a guardare con diffidenza e noia a questo nuovo capitolo della serie. Siamo nuovamente di fronte alla stessa storia, una storia gia’ letta e che gia’ nella sua prima parte si era mostrata piatta e prevedibile.
Unica nota positiva: avendolo letto in inglese, il libro e’ risultato utile per imparare qualche termine e costruzione a me prima sconosciuti. Gli autori tendono ad utilizzare determinati schemi e determinate parole nella stesura dei loro libri e la Meyer non e’ stata da meno, aiutandomi ad arricchire il mio inglese. Sicuramente ora conosco tutti i modi per descrivere quel che si dice un figo. Indubbiamente indispensabile, nella mia vita quotidiana londinese.


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