Lui se ne sta li’, con le mani in tasca, e lei gli canta in faccia. Andiamo bene. Ha preso esempio da Glen, direi.
Archive for ◊ febbraio, 2010 ◊
Tu eri li’ mentre io mi affacciavo alla vita. Io ero li’ mentre tu la salutavi per l’ultima volta. In entrambi i casi ci sono state delle lacrime. Tante, troppe lacrime. Il giorno in cui sono nata, tu eri accanto a mia madre e piangevi con me e con lei. Piangevi di gioia. Avresti mai creduto che quel cosino urlante e incazzato col mondo intorno ti sarebbe stato accanto nel momento piu’ cruciale della tua vita? Si’. Perche’ in quel lontano giorno, in quella sala d’ospedale, tra noi si creo’ un legame. Un legame che e’ stato spezzato solo nel momento in cui sono intervenute cause di forza maggiore a spezzarlo. Eppure, malgrado questa interruzione, io sono rimasta li’ fino all’ultimo istante. Sotto una pioggia battente e un freddo gelato, io ti ho dato il mio addio. Non ho mosso un muscolo fino all’ultima vanga di terra. Io e la mia famiglia. La tua famiglia. Avresti mai creduto che saremmo rimasti tutti li’? Forse. Come la vita ti avra’ insegnato, sono le persone piu’ insospettabili a sorprenderci maggiormente, sempre.
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Man mano che passano le settimane, quelle piccole cose alle quali ero abituata e che non saranno piu’ vengono allo scoperto una dietro l’altra. Ogni angolo, ogni oggetto, ogni ricordo e’ impregnato della tua presenza. Ricorda te. La tua risata, quella risata alla quale ci avevi tutti abituati, si e’ spenta. Si e’ zittita di colpo, cosi’ come di colpo si e’ zittito il mio cellulare. Le chiamate, gli sms, le foto che eravamo abituate a scambiarci non transiteranno piu’ sui nostri telefoni. Il tuo e’ acceso, silenzioso, in attesa della possibile chiamata del ritardatario di turno. Ma so che non ci saranno ritardatari. Gli amici veri, i tuoi amici, i colleghi e le colleghe di tutta una vita, erano li’, un mese fa. Ti sono stati vicini ogni istante, nel tuo ultimo, difficile mese e mezzo. Posso ricordare ogni viso, ogni espressione. Ogni loro lacrima. E me, li’ accanto, che osservavo impassibile. Te la sentiresti di giudicarmi cinica? Ho cercato di resistere finche’ c’e’ stato bisogno di farlo. Tu ti saresti comportata nello stesso, identico modo. Lo avevi gia’ fatto prima di me, ricordi? Io ho solo preso esempio. Mai come ora, a poche settimane dal tuo congedo, mi ero resa conto di quanto fossimo uguali sotto tanti aspetti. Mai come negli ultimi tempi sono stata felice di esserlo. Perche’ se il frutto di una vita di lavoro, aiuto, amicizia e disponibilita’ e’ l’omaggio al quale abbiamo assistito quel giorno in chiesa, allora io voglio essere come te.
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Abbiamo trascorso piu’ tempo insieme nel tuo ultimo mese e mezzo che nei passati cinque anni. Tutti i giorni, tutto il giorno. E anche se di fronte a me avevo un corpo stremato, incapace di intendere e di parlarmi, ero felice di esserci. Avresti fatto la stessa cosa per me. Dicevi sempre a tutti di sentirti tranquilla, perche’ qualunque problema tu avessi avuto, io ci sarei stata. Ci sono stata, e di quanto dicevi su di me io non ne sapevo niente. In un legame, ci sono cose che sono scontate. Non serve dirle ad alta voce: esistono. Abbiamo tacitamente combattuto spalla a spalla per anni. Potevo ritirarmi proprio alla fine della battaglia? Mai.
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Mi ci e’ voluto un mese esatto per riuscire a buttare fuori queste parole. Le mie tardive vacanze di Natale, prese quando ormai volano i coriandoli e i bambini mangiano sfrappole, sono state un concentrato di attivita’ che mi hanno permesso di rimandare il problema e, se vogliamo, di ignorarlo. E’ possibile ignorarlo ancora nella citta’ grigia e fredda in cui sono adesso? No. Qui non volano i coriandoli e le sfrappole sono sostituite dall’alcool. Il sole l’ho lasciato nel continente. Il cielo oppressivo e cupo e’ lassu’, come sempre, e neppure quel velo di neve che regala ogni notte riesce a camuffare la tristezza del cemento sporco o ad attenuare il nervosismo perenne. Delle tre citta’ in cui ho sostato negli ultimi due mesi, Manchester e’ la piu’ idonea per fermarsi a riflettere.
Ogni giorno, i ricordi di cio’ che era e di cio’ che ho perso diventano nitidi e definiti. In quel mattino di un mese fa e’ stato troncato uno di quei rapporti che difficilmente si trovano ancora, nella vita. Lo avrei mai pensato, un anno fa, mentre dalla capitale inglese pianificavo insieme a te le cose da fare con te appena fossi stata in Italia? Ovviamente no. Perche’ se c’e’ un dettaglio che ancora sfugge, che sguscia via dalle mani della mia mente, e’ il motivo per cui mi ritrovo a scrivere tutto questo. Ma una spiegazione non c’e’. Non c’e’ per me, non c’e’ per il genitore che perde la sua bambina, non c’e’ per il marito che perde la moglie ad un anno soltanto dal matrimonio. Troppe volte ci chiediamo “Perche’?” pensando agli altri e non troviamo risposta. Sarebbe arrogante pretendere di trovarne una quando quel ‘perche” e’ relativo a noi.
Goditi Manchester, mia piccola rosa. E’ una citta’ deprimente, ma io tuttora ringrazio di esserci capitata.
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http://www.corriere.it/solferino/severgnini/10-02-12/05.spm
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E non e’ che una delle tante.
Nel web come nella vita di tutti i giorni, lette con gli occhi o sentite con le orecchie: non sono poche le lamentele in risposta alle lamentele dei bamboccioni. Paese (quasi) libero, opinioni libere. Molto bene. Vorrei chiedere a queste persone capaci (e fortunate e figlie di una sola, misera generazione precedente, non prendiamoci per i fondelli) un consiglio, allora. Se riuscissero a dire a noi lagnosi, incapaci e svogliati come riuscire a pagare 400 euro al mese di affitto – o 300 vivendo ad almeno 30 chilometri di distanza da un grande centro urbano, lasciando fuori Milano e Roma ed escludendo un mutuo – 200 euro circa di viveri, 50 euro circa di bollette, inclusa quella del cellulare, 100 euro di benzina – usando l’auto solo per andare al lavoro! – o 40 di abbonamento ai mezzi pubblici guadagnando in media 600 euro al mese (per chi e’ abbastanza svogliato, incapace e lagnoso da incappare in un vero contratto, a progetto, si capisce!), allora sarebbero davvero quei geni e quelle persone capaci, determinate e invogliate che dicono di essere. Settimana bianca? Non di certo il nostro primo pensiero, con stipendi simili. E’ stato citato l’esempio sbagliato di un coglione della nostra generazione. Tuttavia, non sarebbe male ogni tanto, non sempre, ovvio, avere qualche soldino in piu’ per comprarsi un libro, un oggetto, un dvd o anche solo per un regalo di compleanno/anniversario/per una ricorrenza.
Se buona parte di noi riesce comunque ad andare avanti bene, e’ solo grazie alle famiglie che abbiamo alle spalle. Chi non ha nemmeno quella, non merita certo di essere giudicato da chi, grazie a una misera manciata di anni di differenza, e’ riuscito a venire premiato per quelle doti che, al presente, sembrano del tutto irrilevanti.
Chissa’, se imparassimo a fare i miracoli e se smettessimo di lamentarci, forse smetteremmo anche di lavorare in un fast-food senza contratto per dieci ore al giorno per 450 euro al mese, in una videoteca con contratto a progetto da 500 euro al mese (e 9 ore al giorno di lavoro in media), come galoppini in un’azienda di abbigliamento per 12 ore al giorno e 600 euro al mese in nero, come addetti alle vendite dell’Ikea per 500 euro al mese. Il tutto con titoli da ingegnere, da interprete, da informatico, da farmacista.
Siamo proprio del lagnosi deficienti.
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http://www.corriere.it/solferino/severgnini/10-02-11/01.spm
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