Archive for ◊ aprile, 2011 ◊
…that’s exactly what this old, fossilized country needs. A promising young couple for a wrecked, conservative mind.
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Benche’ spesso nel mio Paese di adozione si ostinino a dire il contrario, pagare meno inevitabilmente significa avere molto meno.
La storia della mia Canon sembra una barzelletta. Quando dico di averla pagata tre volte, intendo dire davvero tre volte. E l’ho pagata tre volte perche’, per l’appunto, sin dalla prima ho cercato di ottenere il bargain, il best deal ever, insomma: ho cercato di pagare quattro soldi una reflex di fascia media.
Tenevo d’occhio le reflex di Canon e Nikon dal 2001, quando costavano ancora oltre i mille euro e pensare di spendere una cifra del genere per un extra era una cosa folle. Lasciai sempre perdere.
Ad Agosto 2010 una particolare offerta di Currys sul flop Nikon, la Nikon Bridge L110, mi convinse a provare ad abbandonare la mia P93 Sony, ormai disintegrata, e affrontare quei 179GBP. Quarantotto ore dopo ero di nuovo da Currys a chiedere il rimborso. La P93, sei anni di vita e 12mila foto all’attivo, aveva effettuato scatti piu’ brillanti, nitidi e meno digitali della L110 Nikon.
A fine Gennaio 2011, l’offerta PixMania Pro Italia: 594EUR per la Canon 550D inclusivi di spedizione. Comprata. Ventiquattro ore dopo il pagamento, il rifiuto dell’ordine da parte dei loro uffici centrali: spedizione impossibile senza l’aggiunta dell’IVA. Anche se era un acquisto dal sito PRO effettuato a nome di un professionista con partita IVA.
Avuto il riaccredito del pagamento, ho spostato l’ordine su PixMania UK. Inclusiva d’IVA e di spedizione, la Canon 550D avrebbe avuto un costo di 585GBP. Ancora nei limiti della somma massima da me stanziata, insomma. Decisi di comprarla sul loro sito.
E’ stata la decisione peggiore che potessi prendere.
Il corriere belga di cui PixMania UK si avvale ha tentato per tre volte di consegnare il doppio pacco (Canon + stampante laser), mancando di trovarmi in casa tutte e tre le volte. Per tre volte ho riorganizzato la spedizione richiedendo espressamente una late delivery dopo le 6 di sera, solo per sentirmi rispondere da una indisposta signorina del loro callcentre che “non si puo’ mica scegliere l’orario di consegna” e, alla richiesta di farmi almeno un colpo di telefono quando erano in zona, ho ricevuto in risposta un secco “no, i nostri corrieri non si mettono a chiamare nessuno!”. Per carita’, non sia mai.
Alla terza mancata consegna ho reinserito i dati e richiesto (di nuovo) una nuova delivery. Qualcuno e’ rimasto in casa al posto mio tutto il giorno. Il corriere non si e’ visto per tutto il giorno. Alle 6 di sera ho chiamato il loro callcentre per chiedere per quale razza di motivo non si fossero fatti vedere, ne’ mi avessero chiamata o mandato un’e-mail di notifica. La risposta e’ stata a dir poco adamantina: signora, uno dei due pacchi e’ al deposito e a questo punto se lo deve andare a prendere da sola, l’altro invece e’ stato rispedito a PixMania.
Ci sono voluti due anni di callcentre sulle spalle per mantenere una calma gandhiana e non urlarle addosso.
Ho chiesto, in perfetto stile britannico, che cosa significasse, secondo la sua modesta opinione, che “uno dei pacchi e’ stato rispedito al mittente”. La signorina non aveva la risposta alla mia domanda. Non ne hanno mai. Non ne hanno perche’, fondamentalmente, neppure loro sanno che cosa succede nella loro azienda.
L’operatrice mi ha messa in attesa per la durata di un parto gemellare con proiezione di Via col Vento – Director’s cut a seguire. Al ritorno mi ha detto, di nuovo, “significa che un pacco e’ tornato indietro”.
“Bene, ottimo, stupendo”, ho risposto. “Quale dei due e’ tornato indietro, signorina, la stampante o la Canon?”
“Noi non sappiamo quale dei due sia tornato a Londra e quale sia al deposito di Rochdale, sorry.”
Un respiro lungo e un saluto striminzito. Per qualche arcano motivo sentivo che il pacco tornato indietro era proprio la Canon. Se volevo la stampante, invece, avrei dovuto coprire 20 miglia spalmati in quattro autobus e una sana camminata per raggiungere Rochdale. Il tutto non senza poi pagare una penale di 4.50GBP per averla.
Ho contattato PixMania. Hanno aperto un caso a mio nome. Hanno contattato il loro efficiente corriere belga on my behalf. La risposta del corriere: non abbiamo consegnato la merce perche’ la cliente non abita piu’ li’. La mia risposta alla risposta di Pixmania: non dite scempiaggini (non proprio in questi termini). La risposta del corriere belga all’inoltro di PixMania del mio “non dite scempiaggini”: e’ vero, in effetti la cliente ha richiesto la spedizione tre volte (quattro, N.d.R), ma il problema e’ che il pacco, da noi rispedito a voi, e’ andato perso.
I casi della vita. Rispediscono indietro proprio la Canon e proprio la Canon va “persa”.
Do’ a PixMania i 10 giorni lavorativi da loro richiesti per “indagare sulla faccenda”. Nel frattempo, io non avevo ne’ la macchina fotografica, ne’ i 620GBP pagati per la Canon e per la stampante.
Passano sedici giorni. Al sedicesimo giorno mando un’email: ehi, ragazzi, a che punto siamo col mio caso? La risposta, automatica e scioccante: gentile cliente, grazie per averci inviato i suoi commenti, il caso verra’ riaperto da un addetto, le faremo sapere il prima possibile.
Wait a sec: quando mai il mio caso era stato chiuso?!? Come hanno fatto a chiuderlo se non ho ancora ricevuto ne’ l’ordine ne’ il rimborso?
Lavorassimo cosi’ nel mio ufficio, ci caccerebbero a pedate nel giro di una settimana. In quel momento ho capito perche’ il nostro CS, tra tutti i CS del settore, ha la votazione piu’ alta. La qualita’ media dell’assistenza nello UK e’ a dir poco scioccante.
Da li’ ho messo in atto un chasing (inseguimento) quotidiano ai limiti dello stalking (molestia). Dopo due giorni, finalmente, la risposta di PixMania: abbiamo ritrovato la sua macchinetta, evviva evviva! Dove vuole riceverla, signora Romandini?
La mia risposta, cristallina: non voglio piu’ avere niente a che fare ne’ con voi ne’ con quei ladri del vostro corriere, percio’ o mi fate un rimborso prima di subito o vi scateno contro legali, Amex e small court tutti insieme.
Il rimborso e’ arrivato due ore dopo la mia e-mail, non un penny di piu’, non un penny di meno. Che fine abbia fatto la stampante laser, a questo punto, lo ignoro.
Ho comprato la Canon EOS 550D in un negozio per professionisti all’incredibile cifra di 567GBP – due mesi esatti dopo il mio primo acquisto su PixMania Pro Italia. Nel frattempo, nella settimana successiva alla “chiusura” del mio inesistente caso presso il loro CS, ho ricevuto sporadiche comunicazioni da PixMania: il corriere ha confermato di aver rispedito il pacco ai loro uffici perche’ “l’utente non abita piu’ all’indirizzo fornito” e “il pacco, Canon EOS 550D, ci e’ arrivato proprio oggi, ragione del reso: rifiuto del cliente”. Insomma, dopo un mese di tira e molla, la colpa alla fine e’ mia perche’ non abito piu’ a casa mia e perche’ ho rifiutato il pacco dopo che mezzo mondo ci aveva messo le mani.
Passero’ dunque il fine settimana a stilare un lungo e vibrante complain contro PixMania. Per me sono passabili di querela tanto quanto quei furboni dei loro corrieri, alla luce di come hanno gestito il caso, senza mai, neppure per una volta, scusarsi con me.
Sono una cliente e sono stata maltrattata. Anzi, direi, per usare un eufemismo, di essere stata presa in giro. Lamentarmi e’ un mio diritto. In questo gli inglesi mi hanno educata proprio bene. Per una volta che posso essere io dalla parte della piantagrane, ne approfitto. Possibilmente, senza scadere nell’ignoranza. Dopotutto, resto pur sempre italiana.




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