Archive for the Category ◊ Dubbi amletici ◊

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• domenica, aprile 12th, 2009


“Mi dai il tuo indirizzo Facebook?”
Domanda che mi e’ stata posta almeno dieci volte nell’ultima settimana. E alla risposta “Io non ho un account su Facebook” la reazione e’ sempre la stessa: faccia stralunata. Poi scattano le domande: perche’? Quando ne apri uno? Come mai non lo hai ancora aperto?
Sembro essere la sola ancora in possesso di un account Windows Live attivo. Quelli delle persone che sto conoscendo e che conosco sono ormai fossili della preistoria.
Sembra proprio che nel 2009 senza Facebook non si vada da nessuna parte. Non MySpace, non altri social network. Facebook. Dunque? Come convincere queste persone che esiste pur sempre quel mezzo per loro obsoleto chiamato e-mail? Oppure quella fantastica formula dei gestori mobili britannici chiamata “pay-as-you-go+unlimited txt”?
Niente da fare, in alcuni casi il contatto e’ possibile solo tramite FB. Tutte le persone intorno a me ne hanno uno. Dovro’ arrendermi, ora che il servizio sembra stare finalmente incrementando il numero di opzioni e customizzazioni possibili? Non lo so. Sinceramente, dubito di avere tempo per gestire anche un account su Facebook. Ho montagne di aggiornamenti in attesa per Windows Live, il blog di Manchester e’ miseramente vuoto, la Mangapedia morta, la wikipedia inglese a malapena ricorda chi sono, il romanzo e’ congelato al quarto capitolo. Attivita’ che mi piacciono, ma che richiedono tempo e, soprattutto, concentrazione. Un cervello reattivo che non si puo’ pretendere di avere la sera alle sette dopo otto ore di lavoro. Le due ore che ho nel dopo cena, di solito, le dedico alla posta e ad un film. Dubito avrei la pazienza di navigare sui muri di tutti i miei contatti Facebook.

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• giovedì, settembre 25th, 2008


A me sembra impossibile, ma e’ cosi’: la fantastica Alice Adsl Business che ho qui non riesce neppure a farmi accedere alle foto presenti nel mio sito. Credo che, anziche’ a calci, a questo punto converrebbe tentare con le randellate.
Da quando sono tornata, all’inizio del mese, la velocita’ di questa sedicente linea per aziende e’ risultata drasticamente dimezzata. Non che in estate fosse veloce. Soltanto, mai avrei pensato potesse osare diventare addirittura piu’ lenta. Dimenticati dei siti in Flash, dimenticati di YouTube, dimenticati perfino di GoogleMaps (mio principale strumento di lavoro), Juana: Alice non ce la fa, e’ decrepita quanto un vecchietto di duecento anni.
Pero’ gli oltre 400 euro di attivazione li hanno pretesi tutti e subito.

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• domenica, settembre 21st, 2008


Ore 8 di una domenica mattina. Dalle finestre aperte entra l’aria umida e odorosa della campagna, accompagnata da qualche fiotto di sole. Silenzio intorno, non si sentira’ volare una mosca per almeno un’altra ora. Al massimo, alla mezz’ora si animeranno le solite campane. Silenzio, ma un po’ troppo. Di solito le tortore, i fagiani e i passerotti fanno un gran macello. Poi ricordo. Oggi si puo’ tornare a praticare lo “sport” della caccia. Se pure non lo avessi sentito in tv, non sarebbe potuto sfuggirmi: a cadenza regolare, i colpi arrivano fin qui. 150 metri sono niente quando c’e’ il niente intorno, e per quel che ne so io potrebbero originarsi anche ad un chilometro o due da qui.
Di fronte all’argomento “caccia” si puo’ essere con o si puo’ essere contro, non esistono posizioni intermedie. Io sono decisamente contro. In un mondo in cui le macellerie sono un vero e proprio supermercato della carne e in cui tagli, bestie e prezzi diversi abbondano, imbracciare un fucile per raccattare qualche sparuto uccelletto suona di sadismo. Anche perche’, a meno di non incappare in un volatile bello grosso, c’e’ poi poco da sgranocchiare. Una volta ho visto una persona pretendere di fare cena con dei passerotti. Ne mangio’ otto, per poi alzarsi da tavola con una fame boia. Intanto, pero’, in quel piatto c’erano state otto vite. Una mucca, almeno, sfama un condominio.
Se il bisogno di sparare con un fucile e’ tanto pressante, perche’ non ricorrere al classico tiro al piattello? Forse perche’, dopotutto, con un piattello volante e lanciato da un macchinario non c’e’ soddisfazione. Non si assapora affatto quel dolce gusto di onnipotenza che si prova quando un animale ti sfila davanti e sei tu a decidere della sua morte.