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E’ una combinazione di tanti fattori.
Poco tempo, pochi momenti “nel mezzo” per farlo (pausa pranzo, parchi, bus, metro, treni), copertine che fanno andare in bagno e titoli che raddoppiano gli sforzi fatti dalle copertine, prezzi fuori mercato, qualita’ piu’ che discutibile nel 90% dei casi: ecco cosa si trova a fronteggiare quell’italiano su dieci che decide di leggere un libro.
In UK la concezione del libro e della lettura stessa e’ diversa. Un libro va pagato poco (soprattutto), portato ovunque (spesso), strapazzato (di frequente), apprezzato (preferibilmente). Il 90% dei libri venduti al di sotto dei 2 pound e’ spazzatura. Autobiografie in cui Cheryl Cole e Russell Brand spopolano felici, libri leggeri in cui e’ impossibile perdere il filo capitanati da Sophie Kinsella, thriller usa-e-getta governati da autorevoli scrittori madrelingua: il tutto per un massimo di 2.99GBP. Perche’ no? Che si ha da perdere?
Le copertine fioriscono, esplodono, gorgogliano sugli scaffali. Colori, fotografie, immagini si espandono sulla carta, catturando l’occhio. Anche il libro piu’ insipido del mondo riuscira’ ad avere i suoi dieci secondi di gloria grazie alla copertina partorita da un genio della grafica. Dieci secondi: il tempo di leggere le prime tre righe della loro non-trama e riporlo. In UK le librerie sono immense Biblioteche in cui si puo’ trovare tanto pattume e tante perle rare mescolati insieme su n+1 piani di negozio.
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Il costo ridotto, la scelta abbondante e, soprattutto, la spedizione a casa gratuita (come nel caso di Waterstone’s o di WHSmith superati i 15GBP di ordine) fanno si’ che in Gran Bretagna praticamente tutti leggano.
A Londra leggevo molto di piu’. Le attese sul binario della Tube, gli spostamenti con la metro o in bus, le pause al parco: consumavo tre libri al mese. A Manchester e’ diverso. A Manchester si va a piedi perche’ tutto e’ in centro e perche’ se si decide di mettersi in mano ai trasporti pubblici occorre accendere un cero della speranza: sai a che ora sei alla fermata ma non sai a che ora effettivamente salirai sull’autobus ne’ quando arriverai a destinazione. Quindi, se puoi, li eviti.
Nonostante questo i libri sul mio scaffale aumentano. Le offerte sono continue, interessanti, generose. Ordini il lunedi’ e al massimo per venerdi’ hai la certezza di trovare il libro nella tua buchetta al rientro dal lavoro. Comodo, rapido, economico. Personalmente, finora non ho mai speso piu’ di 5.50GBP su un testo, e i piu’ costosi sono stati sempre le biografie (ovviamente).
Che sia Waterstone’s o WHSmith, in entrambi i casi hai la facolta’ di scelta: farti recapitare il testo a casa o fartelo consegnare in uno dei loro punti vendita a tua discrezione. In entrambi i casi hai la certezza che in un massimo di 6 giorni lavorativi il tuo libro sara’ da te.
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Diamo ora un’occhiata all’Italia.
Negli ultimi due anni, abituata all’abbondanza sia di spazzatura che di titoli validi nello UK, col mio Paese ho praticamente gettato la spugna: il 90% dei titoli e’ pura monnezza, passatemi il termine. In UK almeno la monnezza costa poco: due sterline da The Works e passa la paura. In Italia, cosi’ come tante altre cose, anche la monnezza ha un suo valore – e non c’entra niente l’emergenza rifiuti stavolta. I libri costano e costano tanto. Un libro usa-e-getta ha un costo minimo di 7.90EUR. Se si e’ fortunati, ma si deve essere davvero fortunati, lo si puo’ trovare in sconto a 3.90EUR.
Spedizione a casa? Ma certo! Se hai la pazienza di aspettare anche un mese o due.
BOL.it e’ stato il nostro ariete rivoluzionario: spedizioni gratuite sopra i 39EUR di ordine sin dall’inizio. A volte, quando si sentono in vena di offerte, la spedizione diventa gratuita sopra i 20 Euro. In effetti, ragionandoci, non e’ che ci voglia poi molto a superare i 20 Euro. Sono sufficienti un paio di libri, e BOL e’ pronta a spedirli a casa tua gratis. Un paio di libri? Ma scherziamo? In una societa’ in cui lo stipendio medio dei nuovi arrivati e’ di 600EUR (fortunati coloro che ne prendono 1000) e in cui gli affitti costano piu’ dello stipendio stesso si cominciano a fare dei conti e delle considerazioni su cosa va speso per cosa e cosa va tenuto invece sotto il materasso. Certo, c’e’ sempre quello che rifiuta di spendere 20 Euro per un paio di libri ma ne spende 100 per un paio di pantaloni. De gustibus. Tornando al mondo letterario, pero’, la qualita’ dei testi offerta in Italia, i prezzi e tutto cio’ che circonda la vita di un libro e’ una piccola vergogna. Ma, in fondo, i prezzi di produzione e distribuzione sono quelli che sono: alti, come tutto il resto. Alti, mentre gli autori che quei libri li hanno scritti prendono una miseria.
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Entrare in una libreria italiana e’ come entrare in un cimitero monocromatico: le copertine sono cosi’ spente e cupe che verrebbe da illuminarle con una lampada alla kryptonite. Impossibile decidere quale prendere in mano, di quale libro leggere la trama: nessuno di essi cattura l’occhio. Nei rari casi in cui la casa editrice ha avuto la decenza di mantenere la copertina originale – catarifrangente, tematizzata, interessante – il libro spicca sullo scaffale come se urlasse: hey, sono qui, riesci a vedermi?!
Le copertine dei libri italiani sono tetre. Nessuno dovrebbe giudicare un libro dalla copertina, ma non prendiamoci in giro: e’ il primo dettaglio che cattura il nostro occhio e catapulta la nostra attenzione su quel determinato titolo in mezzo a decine di altri.
In una libreria inglese c’e’ da diventare scemi: troppi colori. In una libreria italiana c’e’ da farsi il segno della croce: la copertina della Bibbia diventa catarifrangente a confronto.
Come se non bastassero le copertine defunte, come se non bastassero i prezzi troppo spesso sproporzionati ecco che ci si mette un altro dettaglio ad aumentare la curva della mazzata: le trame.
Entrare in libreria di recente equivale a premere un interruttore: scegli il libro sbagliato e ti si spegnera’ il cervello. Due passi e ti ritrovi di fronte a chi urla che il suo idolo e’ Robbie Williams – ed e’ stata anche pagata per scriverlo al mondo, poiche’ era di vitale importanza che il mondo lo sapesse; altri due passi e ti ritrovi di fronte alla biografia di Marianna Quattrobigodini, che puzza ancora di latte ma del mondo ne sa piu’ di te, tua madre e tuo padre messi insieme; ancora pochi passi e ti ritrovi all’asilo a cantare scioglilingua come La’ sui monti con Brisingr. All’asilo, sì, ma quei testi, ahime’, sono pensati per gli adulti. O, meglio, quasi-adulti. Nessuno che si e’ lasciato motorino e brufoli alle spalle potrebbe mai lontanamente pensare di passare le serate a leggere di vampiri glitterati o elfi esagitati… a meno che non lo faccia da spirito controcorrente, in uno studio amatoriale di un fenomeno sociale – mi annovero felicemente tra questi.
Pensati per gli adolescenti, tali fantasy hanno la pretesa di raggiungere anche i ragazzini cresciuti: tanta carta riciclabile che aspira intimamente a rimpiazzare la Mappa del Malandrino.
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Fino a quindici anni fa i fantasy per ragazzi erano fatti da Stine e Pike o, per chi aveva pazienza e attenzione e perseveranza, da Tolkien, Lewis o Ende. Oggi troviamo Tolkien affianco a Troisi e Paolini: nell’ottica di spendere 20 Euro per averli, il lettore medio quale scegliera’? Gli ultimi due, a giudicare dalla mania esplosa per il fantasy di consumo negli ultimi anni. Libri mordi-e-fuggi, libri che a quindici anni fanno sognare e che a 20 diventeranno gli ignorati estranei della libreria di casa. Perche’ non e’ mai uscito nessun film su Eldest? Perche’, nonostante Eragon a dispetto del libro fosse un film piacevole e scorrevole, e’ stato lanciato nel dimenticatoio con la stessa rapidita’ con cui era stato spinto in cima alle vette. Perche’ nessuno sano di mente se la sentirebbe di buttare milioni di dollari in un secondo episodio, non importa quanto rinomato, capace e navigato sia il suo cast.
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Se non bastassero le copertine defunte, se non bastassero i prezzi troppo spesso sproporzionati, se non bastassero le trame praticamente assenti, c’e’ sempre un altro dettaglio che va a fomentare lo smarrimento del lettore in quel regno del caos che sono le librerie nostrane: la disorganizzazione dei generi. Umberto Eco affianco a Piero Angela, Michael Crichton affianco a Suor Germana: una disposizione dei titoli sicuramente logica, comprensibile e, soprattutto, intuitiva. Ci vuole molto intuito, infatti, per capire che tale disposizione e’ assolutamente calcolata: mentre aspetti che le penne alla norcina siano pronte puoi sempre immergerti in qualche universo quantico mentre ragioni su chi abbia assassinato Berengario. Se cosi’ fosse, pero’, dovremmo aspettarci di trovare La meta’ oscura affianco alla serie completa de Esplorando il corpo umano, ma cosi’ non e’.
Si entra con l’intenzione di “vedere qualche titolo” e si finisce per correre su aNobii a cercare suggerimenti – comprandoli poi direttamente su BOL e affini: ecco il supporto che le librerie geografiche danno alla lettura.
A troneggiare davanti all’ingresso, proprio li’, tra i piedi, ammassi di carta palesemente sprecata. Best-sellers che, tanto in Italia quanto all’estero, escono gia’ a meta’ prezzo: senza dubbio un incentivo molto forte per lo scetticismo dei lettori.
Esiste una soluzione? Sì. Tirare dritto verso gli scaffali in cui si sa si troveranno gli autori che si vogliono leggere. Senza spreco di soldi, di tempo, di spazio in libreria e di carta. Sempre che non ci si ritrovi a spostare duecento tomi di Charlaine Harris per raggiungere Kaunitz, ovviamente.
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Il fantasy spopola in Italia cosi’ come i thriller spopolano in GB. Ma mentre in GB finora devono ancora comparire scrittori al di sotto degli ‘enta’, in Italia nel fantasy sono sempre piu’ diffusi gli scrittori che tra un capitolo e l’altro si tirano su con barrette Kinder e Nesquik.
Il fenomeno dei “baby-writers” del fantasy e’ cosa recente. Sette, otto anni al massimo. Apri’ le danze Christopher Paolini oltreoceano. Gli altri si sono semplicemente aggregati.
Elisa Rosso, classe 1993, due fantasy pubblicati. E’ la piu’ giovane autrice italiana del genere, per la gioia della sua insegnante di lettere. Draghi che mangiano il pranzo della domenica coi parenti nei temi, gnomi che disordinano le equazioni in matematica, elfi che spostano gli elementi a chimica: i compiti in classe devono essere uno stimolo continuo per una mente cosi’ giovane e fervida. Una quisquilia, per una bambina prodigio che a dodici anni aveva scritto il suo primo fantasy e a quattordici lo vedeva gia’ pubblicato. E con un vocabolario degno di un diplomando, per di piu’. Perle rare, Mozart della letteratura tirati su a pane e Nutella.
Determinata, appassionata di lettura, si e’ intestardita e ha mandato i suoi manoscritti “in giro per editori”. Come cambia il mondo e come ci si sente vecchi, a volte. Io a dodici anni potevo a malapena raggiungere la casa dell’amica del cuore, figuriamoci andare all’ufficio postale. Ma oggi abbiamo Internet, abbiamo le connessioni veloci che permettono di spedire un dattiloscritto da 100mb in pochi minuti. Una vera fortuna essere notata tra le migliaia di e-mail che quotidianamente invadono le caselle degli uffici stampa delle case editrici. Non sorprende che ad Elisa piaccia cosi’ tanto il suo lavoro di scrittrice. Se lo e’ meritato. Basta trovare il tempo di revisionare qualche capitolo tra un’interrogazione e l’altra.
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E per quanto riguarda la spinta alla lettura, invece, come siamo messi in Italia?
Male anche li’. In Italia non esistono spedizioni gratuite a casa o in negozio. In Italia se vuoi un libro devi andartelo a comprare. E pagarlo a prezzo pieno. Perche’ ordinare online in GB oltre a farti avere il titolo a casa ti garantisce anche uno sconto che viaggia tra il 10 e il 60%. Inoltre sono le stesse librerie che, all’interno dei loro punti vendita, mettono a disposizione dei clienti dei computer da consultare per cercare titoli e confrontare prezzi. Accanto alla postazione, l’avviso classico, dovuto e rigidamente richiesto: attenzione, i prezzi che vedrete online possono differire da quelli che vedete sugli scaffali. Eppure, nonostante online sia sempre piu’ conveniente, le librerie inglesi i computer per navigare te li danno lo stesso.
In Italia avere un libro a casa e’ un po’ un terno al lotto. Lo ordino oggi e chissa’ quando arriva. Fondamentalmente si combinano due fattori micidiali: scarsa disponibilita’ di copie (a volte) e scarsa efficienza del nostro servizio postale (quasi sempre).
10 Ottobre 2010: ordino un libro su BOL. La disponibilita’ e’ scarsa e la spedizione standard puo’ impiegare fino a 10 giorni lavorativi. Alias: il libro, dicono, non sara’ con me prima del 2 Novembre 2010.
Oggi pomeriggio la rettifica: a causa dell’estrema scarsa disponibilita’ del titolo da me scelto la consegna potrebbe addirittura ritardare la data originariamente fissata. Ritardare di quanto? Non si sa. Ritardare: tempo infinito, generico e da scomunica.
Sarebbe cambiato qualcosa se invece di un titolo particolare avessi scelto un titolo piu’ comune, gettonato e recente? Certo che no. Ricordo ancora l’odissea attraversata per avere gli ultimi titoli (all’epoca) di Stephen King, Oriana Fallaci e Tracy Chevalier. Venti giorni, e solo perche’ era inverno ed eravamo lontani da qualunque festivita’, compreso il compleanno del nonno dello zio del nipote del vicino di casa. Se fossimo stati prossimi a quel compleanno, di giorni per spedire quei libri da BOL a Bologna ce ne sarebbero voluti 35. E visto mai che anche a quel punto non fosse arrivata un’email di avviso a notificare che “la consegna potrebbe ritardare la data originariamente fissata”.
Gli italiani non leggono non perche’ sono pigri. Gli italiani non leggono perche’ fanno loro passare la voglia di farlo. Per un motivo o per un altro.
Addendum del 29 Ottobre:
The small hand di Susan Hill. Ordinato il 26 sera, l’ho trovato poco fa rientrando a casa. Pacco ordinario, costo della spedizione: zero. Costo del libro, cartonato e con la sovracopertina: 4.99GBP.
Le poste di Bess funzionano bene, non c’e’ che dire.
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