Quando un autore – un bravo autore – ha una particolare predilezione per un certo personaggio il lettore lo avverte. E, poco a poco, inizia ad amarlo/detestarlo a sua volta.
Io non so se i personaggi che piu’ preferisco in determinati libri o manga siano in effetti gli stessi amati e odiati da coloro che li hanno creati. Credo di si’, perche’ tale sentimento e’ palpabile e va al di la’ della carta sulla quale tali storie sono state stampate.
Ecco quindi qualche esempio di personaggi che, secondo me, spiccano piu’ degli altri. Piu’ degli stessi protagonisti, a volte.
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Magic Knight Rayearth – Clamp: le protagoniste sono tre, eppure non si puo’ non avere un affetto particolare per Hikaru (“Luce” nella versione italiana). Non si puo’ fare a meno neppure di detestare Fu (Anemone), archetipo della secchiona pacata che fa scendere il latte alle ginocchia ogni volta che apre bocca. Stesso dicasi per la principessa Emeraude: lacrime, lacrime e solo lacrime. Alla fine piangi anche tu: per lo strazio.
Marmalade Boy – Wataru Yoshizumi: Miki e’ adorabile, ma la vera protagonista e’ Meiko (Mery). Un personaggio cosi’ complesso, difficile, contorto: non si puo’ fare a meno di ammirarlo. Yu? Certo, ma vogliamo mettere la stupidita’ comica di Rokutanda (William) e l’arguzia di Satoshi (Steve)?
Harry Potter – JK Rowling: il protagonista e’ Harry (grazie Juana per averlo detto!), ma i personaggi davvero sentiti sono altri. Ron, per dirne uno, ma anche Albus Silente e, naturalmente, la detestabile Hermione – che pero’ nell’ultimo libro diventa mitica. Difficile dire di quanto spicchino, vista la complessita’ e la perfezione di ogni singolo personaggio, anche comparsa, ma in linea di massima sono loro ad essere maggiormente sentiti. In tutti e sette i tomi.
Non sono un angelo – Ai Yazawa: Adori Midori, ma e’ Mamiya ad attirare l’attenzione…
Twilight – Stephenie Meyer: speri disperatamente che ci sia almeno un personaggio che attiri un minimo l’attenzione, lo speri per quattro tomi, ma… niente da fare. Speranza inutile, la tua.
Video Girl Ai – Masakatsu Katsura: adori Yota, odi Moemi. Punto.
Miracle Girls – Nami Akimoto: Tomomi, sempre e comunque. Mikage? Da prendere a schiaffi. Kurashige? Una specie di piccolo lord di adozione londinese dalle risorse intellettive limitate: rapito, chiuso in un palazzo blindato con una principessa isterica che vuole a ogni costo fidanzarsi con lui, lui cosa fa? Si da’ alla fuga, inseguito da un branco di uomini vestiti in stile “Le Iene”, per tornare in Giappone da Mikage.
Orange Road – Izumi Matsumoto: benche’ vent’anni fa lo adorassi, non ho dubbi su cosa penso dei personaggi. Odiosi. Tutti quanti.
Cortili del cuore – Ai Yazawa: Ayumi e Yusuke, sempre. Mikako e’ la protagonista e avra’ pure il suo spazio, ma quello starsene nell’angolo di Ayumi e Yusuke attira l’attenzione.
E sono rimasta indietro. Non sfornano manga decenti da anni, ormai, e quei pochi decenti che pubblicano richiederebbero un mutuo per essere portati a termine. Che vergogna. In fondo, devono solo tradurre i fumetti. Non si prendono piu’ la briga neppure di ribaltarli per la lettura alla occidentale, ormai. D’accordo, ci sono problemi di adattamento e uno stravolgimento dei disegni, nel ribaltarli, ma non cambia la sostanza: e’ un passaggio in meno richiesto agli editor. Dunque? Per quale motivo un fumetto stampato su carta stra-riciclata con immagini sgranate e dialoghi tagliati dalla rilegatura deve costare 7 euro?
Poi ci lamentiamo se in Italia siamo dei pessimi lettori, tanto di libri quanto di fumetti…
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Dopo una cosa del genere, chi ha il coraggio di scendere in strada?
Vorrei tanto che alcune mie conoscenze lo vedessero. Anche una mia conoscenza ancora a Londra: con tre mesi di patente, e’ andato a 300 all’ora con la Porsche di un amico su strade e superstrade cittadine. Shame on you, P.
Uscire dall’ufficio alle 18, sincronizzare il BlackBerry sulle news del Guardian e ritrovarsi a leggere che nel Centro Italia stanotte e’ successo il finimondo… ho lasciato il mio Paese da ventiquattro ore e nel frattempo e’ successo l’impensabile. Gli inglesi del Guardian sono ottimisti – per non dire non aggiornati in tempo reale – e parlano di 30 deceduti e decine di dispersi. Non meno ottimisti sono i colleghi del Times Online: sullo schermo del BB appare la stessa cifra “rassicurante”, unita’ piu’, unita’ meno. Poi arrivo a casa, accendo il portatile e leggo dai canali di informazioni nostrani la cifra vera: 60. Pazzesco. In poche ore Time e Guardian si adeguano, accalorandosi in una conta in tempo infine reale: 150. Assurdo. Come i video che mostrano le immagini di una cittadina prima morta in senso simbolico – non la si poteva certo definire ridente, anche se faceva del suo meglio per esserlo – e ora anche in senso concreto: edifici a pezzi, interi quartieri spazzati via da una scossa che ha svegliato mezza Italia la scorsa notte.
Continuo a seguire l’evolversi delle ricerche. Nella speranza, come tutti, che il numero dei corpi rinvenuti si fermi ma ben conscia, purtroppo, che non sara’ cosi’. Anche da lontano, dove il riflesso dell’onda che ha svegliato anche la mia piccola citta’ marittima non arriva, sono vicina a chi e’ li’. Ci sono stati e ci saranno senz’altro molti altri sismi che coinvolgeranno migliaia di persone, uccidendone altrettanto. Curiosamente, pero’, pur causando una morsa la notizia di una strage simile a migliaia di chilometri di distanza colpisce meno di quella dataci dai media stamattina.
Non a caso, e’ un fenomeno studiato e discusso da decenni, nel mondo della comunicazione. L’intensita’ del coinvolgimento e’ direttamente proporzionale alla vicinanza geografica dell’evento. Assurdo, ridicolo, egoista. Umano.


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