Archive for the Category ◊ Teoremi ◊

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• mercoledì, dicembre 09th, 2009

devil-wears-prada

Sarebbe uno studio interessante, se solo il materiale fosse meno abbondante e piu’ gestibile in tempi rapidi.
Potrei stilare un elenco infinito di esempi di donne che rientrano nei canoni giusti per l’analisi che avrei in mente. E non solo io, a giudicare dalle opinioni in comune con altre persone vittime dello stesso… problema.
Sei anni sparsi di convivenza – e i resoconti esterni di gente che conosco – mi hanno aiutata a focalizzare una cosa: tanto piu’ se ne vanno in giro con tacchi a spillo, ciglia finte e tonnellate di profumo fuori casa, quanto piu’ sono animali dentro casa. Per renderla pseudo-matematica: il livello di sporcizia e’ direttamente proporzionale ai chili di cerone/smalto/bigiotteria messi addosso. Oppure: l’eleganza e la cura mostrate da tali, specifiche persone sono inversamente proporzionali al loro concetto di ‘igiene’ e ‘pulizia’.

Per chi e’ abituato a vedere queste femmine lontane dal loro contesto domestico, sembrera’ impossibile credere che siano tanto… primitive. Ma, di fatto, le azioni, i gesti, i comportamenti tenuti in casa da tali soggetti di sesso femminile molto spesso sono peggiori di quelli del peggiore essere di sesso maschile. Non ho piu’ dubbi sul fatto che, tra uomini e donne, siano i primi a vincere in quanto a pulizia – voglio dire, ce ne vuole! La percentuale di donne-animale da me conosciute supera abbondantemente quella degli uomini-animale. E, paradossalmente, sono proprio quelle che escono di casa con tre strati di cerone in faccia e vestiti da centinaia di euro addosso ad essere piu’ bestiali. Dalla gestione del bagno all’utilizzo della pattumiera, dallo sporco in cucina all’immondizia sulla moquette della camera, dalla porta d’ingresso lasciata aperta per non rompere le unghie finte alle tonnellate di capelli sparse per casa a mo’ di Pollicino dopo averli sventolati a mo’ di pubblicita’ L’Oréal Elvive: ce n’e’ di ogni tipo. E se solo non scadessi nel bestiale a mia volta facendo un elenco dettagliato, procederei volentieri.
Al di qua della mia porta so che c’e’ un ambiente (piu’ o meno) sterile. Moquette Anni ’70 lercia permettendo, ovviamente. Al di la’, l’ignoto. Potrei essere portatrice sana di aviaria, suina, peste, colera e malaria e non saperlo. Gli anticorpi acquisiscono una resistenza erculea, vivendo in simili condizioni. Certo avere delle coinquiline tanto dedite alla propria immagine quanto allergiche a spugne e spazzolone non aiuta.
Se solo si sapesse fuori, le occhiate che a quel punto riceverebbero sarebbero solo di rigetto.
Camminare a piedi scalzi, fare una doccia senza temere un fungo o poter preparare da mangiare senza scansare lo sporco degli altri non mi sono mai mancati tanto.

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• lunedì, agosto 13th, 2007

Sono figlia di un padre con l’arte innata delle buche. Non buchette da pochi centimetri scavate sul bagnasciuga, bensi’ buche nel pieno della spiaggia, talmente profonde da seppellire abbondantemente me, bimba di un metro e un succo di frutta. Buche che, se coperte a mo’ di trappole, non si sarebbero limitate a provocare al singolo vecchietto una slogatura, bensi’ ad intrappolarne una decina per disintrecciare le ossa dei quali sarebbe occorso un esperto del cubo di Rubik.
Filosofia da bagnasciuga, parte III. Inizia qui, da questo ricordo scaturito dall’osservare i papa’ in spiaggia. Pochi a fare buche (piccole, a riva), moltissimi a costruire castelli. Da li’ mi e’ tornata in mente l’epoca d’oro delle trincee scavate col mio, di papa’. E, osservando i padri adoperarsi per rendere perfetto un aborto di sabbia che i figli stessi spesso guardano con sospetto, mi e’ tornata in mente anche l’espressione soddisfatta del mio alla vista della buca, profonda e ormai colma d’acqua.
Cosi’ e’ scattata, pericolosa e temibile, la solita domanda: perche’? Perche’ i padri di fronte a secchielli, palette, rastrelli e formine perdono la testa? Sembrerebbe quasi che trovino piu’ diletto loro nell’utilizzarli di quanto non possano intravederne i figli, ma sara’ poi vero? Quegli sguardi accesi ed esagitati saranno sintomo di divertimento con speranza di contagio (verso i bimbi) o pericoloso segno di divertimento spontaneo e personale di bimbi troppo cresciuti?
Di fronte all’idea dei castelli di sabbia, tutti diventano ingegneri edili. Ingegneri edili di opere che, alla prima onda, si distruggono e scompaiono come se non fossero mai esistiti. Una fortuna, che siano soltanto ingegneri della sabbia, altrimenti ci saremmo ritrovati sepolti dalle nostre stesse case alla minima scossa di assestamento.
Armati di palette e rastrelli, i papa’ invitano con frasi lungimiranti e cantilenanti i bimbi ad adoperarsi per iniziare l’opera monumentale: “Guarda quant’e’ bello il secchiello di Nemo, lo proviamo?” oppure “Come scava bene questo rastrello, costruiamo?” senza capire che al bimbo di secchi e palette non frega un accidente e l’unica cosa a cui magari mirano e’ il canotto da duecento euro del vicino di ombrellone. Prima che scatti la fatale domanda “Papa’, me lo compri?”, i papa’ si fiondano sul bagnasciuga e iniziano a scavare come il commissario Rex quando fiuta una prova. I bambini, rassegnati, si avvicinano con fare da adulti e accontentano il genitore, iniziando pigramente a creare un instabile muro di cinta.
Con fare certosino, i bambini grandi scolpiscono, raschiano, rifiniscono. Con la lingua tra i denti, la fronte corrugata e l’aria assorta di chi sta facendo molto, portano a compimento quello che ai loro occhi e’ il Neuschwanstein del nuovo millennio.
Ma i bambini, poi, malgrado i musi lunghi, si divertiranno davvero? Certamente. Cosa puo’ esserci di meglio di una tale complicita’? L’adulto obnubila il vero se’ stesso, dimentica l’eta anagrafica, il luogo pubblico, la posizione sociale e si dedica completamente al figlio e alla loro comune attivita’ costruttiva, apprezzata o no dai piccoli. E lo spettacolo che ne deriva non puo’ che essere insieme divertente e affascinante.
Reso in parole matematiche (passaggio obbligato, sembra, in tutte le riflessioni partorite in spiaggia):

“Le capacita’ ingegneristico-architettoniche dei padri sono inversamente proporzionali all’interesse e all’eta’ dei figli”

con relativo corollario:

“La grandezza e la magnificenza delle costruzioni di sabbia e’ direttamente proporzionale alla noia dei figli che assistono alla loro edificazione”

Juana

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• lunedì, agosto 06th, 2007

Filosofia da bagnasciuga, parte II. Guardandomi intorno noto un incremento esponenziale di natiche al vento e, con esso, avverto il rigetto dei poveri Pan Di Stelle ingeriti a colazione. Si, perché tale numero, in crescita con l’avvicinarsi del Ferragosto e con l’aumento dei turisti, non è mai supportato da chi può permettersi di incrementare il numero stesso.
Vedendo donne non più giovani, in alcuni casi addirittura nonne, esporre in vetrina merce che farebbero bene a tenere nascosta in magazzino, ai due temerari del bagnasciuga, me e Stefano, è venuto da pensare: perché lo fanno? Gli specchi sono parte integrante delle case ormai da secoli, perché non se ne servono prima di scendere in spiaggia?
Perché lo fanno, ma a noi non lo daranno mai a vedere, e quelle matasse di cellulite al vento ne sono una prova. È come se tali donne fossero coscienti dell’instabilità strutturale delle loro parti basse ma, desiderose di ottenere apprezzamenti e consensi pur conscie di poter aspirare al massimo a qualche bontempone settantenne, sfoggiano quanto di peggio hanno da sfoggiare, con tutte le conseguenze del caso sugli stomaci del resto della spiaggia. A quel punto qualche consenso, sporadico, ultrasessantenne, arriva, e loro si sentono piacevolmente appagate anche se intimamente insoddisfatte di non aver raggiunto il target che si erano prefissate a casa mentre, davanti allo specchio, facevano della mutanda un perizoma improvvisato.
Come conseguenza di questo esibizionismo voluto arriva lo spirito di emulazione (“La mia chiappa è più bella della tua, perciò la sfoggio anch’io!”), che porta all’incremento esponenziale di deretani al vento di cui parlavo all’inizio. Immediatamente dopo lo spirito di emulazione c’è quello di competizione (“La mia chiappa è SENZ’ALTRO più bella della tua, e ora te lo dimostro!”). Scatta percio’ un ancheggiamento che vorrebbe essere provocante ma che come unico risultato provoca un ondeggiamento in perfetta sintonia degli stomaci di chi assiste, già messi a dura prova dalla semplice esposizione di quei concentrati di mancato Somatoline.
Alla luce di tutto, interviene in mio aiuto il matematico che c’è in Stefano, che si preoccupa di trasformare in teorema ciò che io ho spiegato con parole elementari:

Teorema:
La superficie posteriore del costume femminile è inversamente proporzionale alla quantità di cellulite presente nel posteriore di chi lo indossa.

Corollario 1:
Il numero di natiche scoperte presenti in una spiaggia è inversamente proporzionale al numero di persone che se lo possono permettere.

Corollario 2:
L’ampiezza dell’oscillazione delle natiche scoperte è direttamente proporzionale alla bruttezza delle natiche stesse (o inversamente proporzionale alla bellezza delle natiche stesse).

Naturalmente può esserci sempre l’anomalia: un culo scoperto ben fatto intervenuto a disturbare lo sfoggio dei colleghi distrutti fungerà da parafulmine e attirerà su di sé gli sguardi di quei trentenni che suddetti colleghi sfasciati hanno invano agognato di raggiungere, arrivando a slogarsi il femore a furia di oscillare.

Juana